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«L’Iva? Basta campagna elettorale»

Concentrarsi sui problemi veri dell’economia reale, basta con le discussioni da campagna elettorale. È il messaggio che Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, manda alla politica, impegnata in questi giorni a dibattere sull’aumento o no dell’Iva. «L’impressione è che siamo già in campagna elettorale», rimarca Squinzi. Che richiama governo e partiti ad occuparsi di come affrontare la crisi: «abbiamo passato gli ultimi sei mesi a parlare di Ici e Imu, un preavviso di campagna elettorale. E ora parliamo di Iva. Credo invece che sia ora di concentrarsi sui problemi veri dell’economia reale». Priorità, a suo parere, il costo del lavoro e il taglio del cuneo fiscale. Fattore cruciale per permettere alle imprese di essere competitive e contemporaneamente aumentare i redditi dei lavoratori.
«Ora più che mai la crisi ci obbliga a ripensare il nostro sistema produttivo se vogliamo restare in serie A», ha aggiunto Squinzi, soffermandosi anche sul tema della formazione professionale. «Ci sono – ha aggiunto – oltre 150 situazioni di crisi aziendali, non possiamo pensare di risolverle solo ricorrendo a misure tampone». Occasione per affrontare il tema della formazione professionale è stata la presentazione a Roma, in Senato, del libro di Massimo Mascini, “Dal fondo in poi”. Una serie di storie di successo realizzate grazie all’attività di Fondimpresa, il più importante fondo interprofessionale bilaterale per la formazione continua, di cui è presidente l’ex numero uno di Confindustria, Giorgio Fossa.
Al Fondo aderiscono 160mila imprese, con oltre 4 milioni 400mila lavoratori. Dal 2007 sono stati stanziati o spesi 1,5 miliardi di euro, con oltre 2,9 milioni di lavoratori formati. In particolare 136 milioni di euro, in base ad un accordo tra governo e parti sociali, sono stati destinati ad una funzione anticrisi: 80 per riqualificare i lavoratori in cassa integrazione e 50 per riconvertire e riorientare persone in mobilità, con alta percentuale di casi di successo.
Per questo ieri tutti i presenti al tavolo, Squinzi, Fossa e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Laura Lattuada, Luigi Sbarra e Guglielmo Loy, hanno ribadito al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che dirottare altrove i fondi per la formazione, fondamentali per ricollocare e quindi non disperdere la manodopera, è «un danno esiziale», come ha detto Fossa. «Bisogna uscire dalla visione miope che ci ha portato a considerare le politiche attive un serbatoio cui attingere quando mancano risorse», ha rimarcato Squinzi, convinto che ai Fondi debba essere riconosciuto pienamente il «ruolo di soggetto privato», per evitare che i finanziamenti erogati dai Fondi vengano assimilati ai contributi pubblici e quindi considerati «aiuti di Stato».
Attingere ai soldi dei Fondi interprofessionali è stata una delle prime mosse del governo Letta, che ha utilizzato circa 240 milioni dei fondi per la cassa integrazione. «Il governo ha dovuto fronteggiare la vita a rischio di migliaia di persone, nell’emergenza abbiamo fatto un intervento doloroso, ma non scippatore e scellerato», ha replicato il ministro, ripetendo gli aggettivi utilizzati dai sindacalisti. Lattuada, Sbarra e Loy sono stati in sintonia nel contestare quest’atto del governo, ricordando che tra l’altro non è mai stato istituito l’Osservatorio previsto dalla legge e sottolineando la diffidenza che spesso circonda l’azione dei Fondi interprofessionali.
Giovannini ha assicurato che metterà al centro le politiche attive del lavoro, ed ha chiesto aiuto alle parti sociali nel tenere alto l’argomento. Ed ha anche ricordato le risorse messe dal governo sui tirocini e per l’alternanza formazione-lavoro. Nell’occasione ha rilanciato una palla alle parti sociali, in vista dell’incontro di questa mattina sull’Expo: «Sono curioso di sapere cosa le parti sociali ci porteranno in termini di proposte per cogliere questa importante opportunità, c’è ancora una notte».

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