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Liti tra soci, arbitro out

Deve escludersi che, tramite la clausola compromissoria contenuta in un determinato contratto, la deroga alla giurisdizione del giudice ordinario e il deferimento agli arbitri si estendano a controversie relative ad altri contratti – anche se collegati al contratto principale – cui accede la predetta clausola. Lo ha stabilito la seconda sezione civile della Corte di cassazione con la sentenza n. 7501, depositata il 31 marzo 2014.

La vicenda rimessa al sindacato dei giudici romani trae origine da un contratto preliminare intervenuto tra i due soci di una sas. Nello specifico, il socio accomandatario si è impegnato a trasferire la sua quota societaria e la proprietà dell’immobile ove si esercitava l’attività di impresa, e tanto a fronte del pagamento di una somma da corrispondere in più rate mensili. I contraenti hanno poi pattuito che, laddove il promissario acquirente non avesse versato l’importo nel termine pattuito, sarebbe stato egli stesso costretto a cedere la propria quota di socio accomandante in favore dell’altro per il medesimo corrispettivo.

La lite tra i due è nata perché il promissario alienante-socio accomandatario si è rifiutato di presentarsi davanti al notaio per stipulare il contratto definitivo. Per questo motivo il promissario acquirente-socio accomandante lo ha citato in causa, chiedendo direttamente al Tribunale di dichiarare il trasferimento di proprietà secondo quanto pattuito nel contratto preliminare, rimasto inadempiuto. Da parte sua, il convenuto ha cercato di difendersi, in particolare facendo valere una clausola compromissoria presente nel contratto di società volta a sottrarre la lite in questione al giudice ordinario, di contro attribuendola ad un arbitro.

Il giudice di primo grado – nel decidere sulla vicenda – ha accolto la domanda dell’attore, conseguentemente dichiarando trasferita la quota societaria in suo favore. Della stessa opinione è stata, peraltro, la Corte d’appello – adita in sede di gravame dal socio rimasto soccombente in primo grado – che ha confermato la decisione del Tribunale.

Alla Corte di cassazione è stato chiesto di annullare la sentenza della Corte territoriale, ancora una volta insistendo sul difetto di giurisdizione in capo al giudice ordinario in forza della clausola compromissoria prima citata.

Gli Ermellini, nel dire la loro, hanno confermato la giustezza dell’interpretazione offerta dai giudici di merito. La Corte ha, infatti escluso che, tramite la clausola compromissoria contenuta in un determinato contratto, la deroga alla giurisdizione del giudice ordinario e il deferimento agli arbitri possa estendersi a liti relative ad altri e diversi contratti intervenuti tra gli stessi protagonisti. La regola – si precisa nella sentenza – varrebbe anche se i contratti fossero collegati a quello principale cui accede la clausola compromissoria.

La decisione della Corte d’appello, dunque, non risultava erronea perché – come efficacemente evidenziato – le controversie nascenti dal contratto preliminare non potevano essere devolute ad arbitri in forza di una clausola contenuta in altro contratto (quello societario), e non in quello per la quale si discuteva. La clausola compromissoria, in conclusione, poteva essere invocata solo per le liti riguardanti i soci nella loro attività d’impresa e quelle riguardanti le questioni tra società e soci, temi che nulla avevano a che vedere con il trasferimento della titolarità delle quote societarie tramite contratto a sè stante.

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