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Liti sui rimborsi, dinieghi «taciti» con il nodo reclamo

di Andrea Carinci e Dario Deotto

Regole autonome per le controversie sui rimborsi nel reclamo e nella mediazione.
Una delle prime problematiche che si sono presentate per il reclamo e la mediazione è quella della "latitudine" di questi istituti, posto il richiamo della norma agli atti emessi dall'agenzia delle Entrate. Le questioni che si ponevano erano quelle sui dinieghi dei rimborsi, soprattutto di quelli taciti", visto che per questi ultimi non si è tecnicamente in presenza di un atto delle Entrate. Non c'è dubbio che la norma sia stata pensata principalmente per gli atti impositivi, ma considerando il "richiamo" all'articolo 19 del Dlgs 546/1992 (che disciplina gli atti impugnabili dinanzi alla commissione tributaria), questo permette di includervi anche il rifiuto tacito alla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori. E in tal senso si è espressa la stessa Agenzia nella circolare 9/E/2012.
Ciò significa – seguendo il pensiero delle Entrate – che quando si intende presentare istanza di rimborso, in caso di diniego espresso o tacito, occorre poi "passare" attraverso il reclamo.
Sennonché, nonostante la presa di posizione dell'amministrazione, l'applicazione del l'istituto del reclamo e della mediazione al diniego di rimborso solleva più di un dubbio. Innanzitutto, trattandosi di importi che il contribuente chiede a rimborso, con ogni probabilità mancherà ogni proposta di mediazione (anche per i tributi "a debito" difficilmente, comunque, il contribuente presenterà con il reclamo la proposta di mediazione). Soprattutto, però, occorre riflettere, nel caso di reclamo presentato in conseguenza del diniego di rimborso (espresso o tacito), sull'iter procedurale conseguente.
In presenza di un atto impositivo dell'Agenzia, il reclamo/mediazione si perfeziona con il versamento dell'intero importo dovuto, ovvero della prima rata in caso di pagamento rateale, effettuato entro venti giorni dalla conclusione dell'"accordo". Si applicano, in sostanza, le stesse regole per il perfezionamento della conciliazione giudiziale.
Si tratta però di regole non applicabili nel caso di diniego di rimborso, posto che qui vengono in considerazione somme per cui il contribuente chiede la restituzione. In questo caso, ad avviso dell'Agenzia, la mediazione si perfeziona con il solo raggiungimento dell'accordo. Il che appare l'unica soluzione, una volta affermato che anche questo tipo di lite deve passare per il tentativo di reclamo/mediazione. Peccato sia una soluzione che non trova copertura nella disciplina positiva e che può andare bene se e nella misura in cui non sorgono contestazioni. Potrebbe però accadere che, una volta raggiunto l'accordo con l'accettazione totale o parziale del reclamo da parte dell'amministrazione, quest'ultima non proceda poi al pagamento. Stando alla giurisprudenza della Cassazione (sentenza 20077/10), evocata dalle stesse Entrate, il contribuente dovrebbe agire di fronte al giudice ordinario. Il che già lascia almeno perplessi. Ma se il contribuente si è convinto alla mediazione formulata dall'ufficio, al l'insegna della prospettiva d'incassare subito, ossia accettando una riduzione del credito vantato, oltre al danno si avrà la beffa: perché l'accordo, una volta perfezionato, dovrebbe produrre l'effetto di precludergli ogni ulteriore richiesta su quanto "rinunciato". Semmai, in tal caso, si dovrebbe prospettare la strada del risarcimento del danno. Ad ogni modo, si palesa la curiosa strategia di deflazione del contenzioso tributario, destinata a passare per un'inflazione (ulteriore) di quello ordinario.

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