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Liti pendenti verso il rush finale

di Maurizio Tozzi 

Liti pendenti in dirittura d'arrivo. Pagamento al 30 novembre, istanza di definizione fino al 2 aprile, ma con il consiglio di immediata effettuazione. La chiusura agevolata delle liti di modesta entità è ormai agli sgoccioli. In attesa di sapere se giungerà l'atteso allargamento del valore delle liti ammesse alla definizione, è bene fare il punto della situazione sulla procedura attualmente prevista. In primo luogo si rammenta che le liti pendenti sono quelle oggettivamente tali alla data del 1° maggio 2011. La novità rispetto al passato, però, è che non rientrano nelle liti definibili le controversie che, ancorché pendenti alla predetta data, sono poi divenute definitive entro la data del 5 luglio 2011, ossia prima dell'entrata in vigore del dl 98/11, il quale dal 6 luglio in poi ha sospeso tutti i termini processuali. In pratica, se una lite era pendente al 1° maggio perché magari ancora non erano conclusi i termini di impugnazione (si pensi alla proposizione dell'appello), scaduti successivamente al 20 giugno con passaggio in giudicato della sentenza, la definizione non è ammessa. Viceversa, se i predetti termini erano ancora «aperti» alla data del 6 luglio (si immagini che mancassero ancora 20 giorni per l'impugnazione), sono sospesi fino al 30 giugno 2012 e riprenderanno a decorrere dal prossimo 1° luglio 2012, con relativa definibilità della lite. Sul punto è chiara l'amministrazione finanziaria nella circolare n. 48 del 2011 e tale conclusione è dovuta al silenzio del legislatore su una fattispecie così delicata, laddove nel passato era, di contro, esplicitamente prevista la possibilità di chiusura. Individuata la lite definibile, bisogna procedere al calcolo dell'importo dovuto. Al riguardo le complicazioni sono dovute a situazioni di rettifiche di perdite, al calcolo delle imposte virtuali, a decisioni parziali e all'eventuale scomputo di importi già versati a Equitalia.

Per quanto concerne le perdite, la circolare n. 48 del 2011 da un lato effettua un'importante apertura e dall'altro rischia di creare confusione. Il concetto di base è che in relazione alle perdite al contribuente è data la facoltà di procedere, o meno, al relativo affrancamento: ovviamente la scelta dipende dal destino delle perdite nel senso che se le stesse sono state utilizzate in compensazione di redditi realizzati nei periodi successivi è evidente l'interesse a sanare, ma se invece l'utilizzo non è avvenuto o addirittura, come prospettato in qualche caso, è avvenuto in periodi non più accertabili (tenendo presente al riguardo anche il rischio del raddoppio dei termini per le problematiche di carattere penale), allora è evidente che non interessa affatto affrancare.

Se il contribuente riscontra un interesse ad affrancare, il comportamento da tenere è il seguente: calcolare le imposte virtuali facendo sostanzialmente finta che la perdita accertata e ridotta sia un «maggior reddito» cui applicare le aliquote del periodo d'imposta, sommare tali imposte virtuali a quelle effettive eventualmente presenti nell'accertamento e determinare gli importi dovuti applicando le famose percentuali del 10% (giudicato favorevole), 50% (giudicato negativo) o 30% (assenza del giudicato), oppure pagando l'importo fisso di 150 euro se la lite non supera il valore complessivo di 2 mila euro.

In merito alle perdite, la circolare n. 48 del 2011 effettua una importante apertura nel caso in cui sia l'anno di formazione, sia quello di utilizzo, siano già oggetto di accertamento e di lite instaurata, consentendo al contribuente di scegliere l'annualità in cui affrancare, con annesso corollario che tale opzione è conveniente farla in relazione al periodo d'imposta con aliquota più bassa (ad esempio, tra 2007 e 2008 è preferibile calcolare le imposte virtuali per un soggetto Ires nel 2008 ad aliquota del 27,5%). La scelta, però, è possibile solo se entrambi i periodi sono già oggetto di una lite: se invece solo l'anno di formazione della perdita è stato controllato, mentre quello di utilizzo ancora non è oggetto delle attenzioni del fisco, al contribuente non resta altra strada che affrancare utilizzando le aliquote dell'anno di accertamento.

Il problema che si pone con l'affrancamento è però un altro: se la somma delle imposte virtuali e di quelle effettive conduce al superamento del limite di 20 mila euro. In una simile situazione la conclusione che appare pacifica è che non si possa affrancare la perdita, potendo il contribuente solo sanare la lite in riferimento alle imposte effettive contenute nell'accertamento.

Sul punto la circolare n. 48 del 2011 non solo tace, ma appare addirittura fuorviante se si considera l'esempio riguardante l'anno 2008, laddove si illustra la possibilità di affrancare la perdita di 50 mila euro e di sanare anche l'accertamento di ulteriori 20 mila euro di maggiori ricavi, atteso che l'Ires relativa è pari a 19.250 euro. Nulla quaestio, ma la domanda da porre riguarda il destino dell'Iva e dell'Irap collegate ai maggiori ricavi accertati. È evidente, infatti, che se tali imposte, sommate all'Ires, conducono ad un valore superiore alla soglia di 20 mila euro, la definizione non è possibile.

Le imposte virtuali poi pongono un ulteriore problema se si tratta di persone fisiche. La circolare n. 48 del 2011 si limita ad affermare che devono essere utilizzati gli scaglioni progressivi di cui all'articolo 11 del Tuir, ma in realtà si ritengono applicabili tutte le regole impositive e dunque è necessario procedere alla liquidazione delle relative imposte considerando anche l'effetto delle deduzioni e/o detrazioni inversamente proporzionate al reddito percepito: è evidente, ad esempio, che se il contribuente può vedersi riconosciute la no tax area, la no tax family o le detrazioni «basiche» per familiari a carico e redditi percepiti, le imposte virtuali sono di ammontare minore e la definizione costa di meno.

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