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Liti pendenti, pagare non basta

di Maurizio Tozzi 

Liti pendenti, il pagamento non chiude il contenzioso. Serve la presentazione della domanda. Se si teme il sopraggiungere di una sentenza è il caso di produrre l'istanza agli uffici dell'amministrazione finanziaria, in attesa dello sblocco del canale telematico. Calcolo difficile in presenza di perdite o giudicati parziali, ma aiuta l'errore scusabile. All'avvicinarsi della prima scadenza della sanatoria per le liti pendenti, ossia la data di versamento unico del prossimo 30 novembre 2011, è bene effettuare qualche riflessione sull'adempimento. Il versamento è senza dubbio indispensabile per avvalersi della definizione, in quanto la sua mancanza pregiudica a monte qualsiasi possibilità di sanatoria. Non rappresenta un forte problema l'errore indotto dalla complessità dei calcoli, attesa la possibilità di avere il riconoscimento dell'errore scusabile. Si pensi a situazioni particolari, come le ipotesi in cui si decide di affrancare la perdita accertata con la necessità di liquidare le imposte virtuali, la presenza di una sentenza con giudicato parziale e ancora l'assenza, in un simile giudicato, della determinazione delle imposte essendosi il collegio limitato a decidere solo una diversa determinazione degli imponibili accertabili. In simili evenienze l'errore è dietro l'angolo, per i motivi che seguono:

– nel caso della perdita, se è semplice riliquidare le imposte virtuali per le società di capitali, più difficile è il compito per le persone fisiche, soprattutto se trattasi di annualità in cui erano in vigore le deduzioni no tax area e no tax family, con meccanismi di riconoscimento del beneficio fiscale tarati in maniera inversamente proporzionale al reddito conseguito;

– il giudicato parziale comporta un delicato calcolo circa gli importi dovuti, che può rendersi complicato se nel frattempo sono stati versati degli importi a seguito delle ordinarie procedure di riscossione. In tale evenienza, infatti, l'agenzia delle entrate in riferimento alle vecchie sanatorie ha avuto modo di chiarire che solo per quanto riguarda la parte di sentenza «vinta» è possibile ottenere il rimborso degli importi già versati eccedenti rispetto a quelli dovuti per la sanatoria. Pertanto, gli importi versati devono essere splittati nella medesima proporzione del risultato della sentenza: ad esempio, se la sentenza riduce le imposte da 10 mila a 3 mila e sono già stati pagati 6 mila euro, la quota riferibile alla «sentenza persa» (30% di 6.000, ossia 1.800 euro) può essere solo scomputata dal relativo importo dovuto (50% delle imposte perse, ossia 1.500 euro), ma non origina rimborso; la quota relativa alla «sentenza vinta» (70% di 6.000, ossia 4.200 euro) non solo è scomputabile dal 10% dovuto (ossia 700 euro) ma origina rimborso per la differenza (3.500 euro);

– le due ipotesi precedenti si complicano ulteriormente se il giudice non determina l'imposta accertata ma riduce soltanto gli imponibili: se nel frattempo si tratta di un contribuente persona fisica, con imposte virtuali collegate alle perdite accertate e importi già pagati ai fini della riscossione è abbastanza evidente che la determinazione degli importi dovuti è molto complessa. L'errore scusabile, però, non salva dal tardivo versamento. Pertanto entro il prossimo 30 novembre è necessario pagare e se è stato commesso un errore sarà l'amministrazione finanziaria a sottolinearlo chiedendo l'eventuale integrazione di quanto dovuto. Il pagamento, come si è anticipato, pur essendo indispensabile non è sufficiente al perfezionamento della lite, circostanza che avviene solo mediante la presentazione della relativa istanza. Al momento, se la risoluzione n. 82 del 2011 ha fissato tutti gli elementi per pagare, sul sito dell'amministrazione finanziaria è soltanto presente il modello da utilizzare, mentre il canale telematico per l'invio ancora non è attivo. Poiché la normativa di riferimento precisa che il costo della definizione della lite deve essere calcolato in riferimento allo stato del contenzioso al momento di presentazione della domanda, si pone un problema per quei contribuenti che hanno visto discutere la propria controversia ma ancora non conoscono il risultato del giudicato. Da un lato è possibile pagare e l'adempimento deve essere compiuto entro il 30 novembre; dall'altro, la domanda può essere mandata entro il prossimo 2 aprile 2012 ma ciò non è possibile se si intende procedere in via telematica. Al che, per risolvere l'equivoco e avere la certezza di non vedersi modificare il quantum dovuto, è conveniente presentare l'istanza agli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria. In tal modo, a prescindere dall'esito del contenzioso, si ha la certezza che il pagamento effettuato è sufficiente a definire: ad esempio, se si paga il 30% (assenza di giudicato) e si presenta l'istanza, l'eventuale sopraggiungere di una sentenza negativa non comporta l'obbligo di adeguare il versamento fino al 50%. In assenza di istanza, invece, il pagamento esplica la sua funzione di adempimento necessario e indispensabile, ma non essendo sufficiente espone il contribuente alle variazioni del dovuto derivanti dal sopraggiungere della sentenza: in particolare, in simili evenienze sarà necessario, se del caso, integrare i versamenti effettuati.

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