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Liti pendenti, il fisco fa pulizia

di Roberto Rosati  

Uno stop agevolato del contenzioso per 170 mila liti tributarie minori, che dovrebbe fruttare all'erario 112 milioni di euro fra qualche mese. È l'effetto delle disposizioni sulla chiusura delle liti fiscali fino a 20 mila euro pendenti al 1° maggio 2011 fra i contribuenti e l'Agenzia delle entrate, contenute nell'art. 39, comma 12 della legge 111/2011 di conversione del dl 98/2011. Disposizioni che si ricollegano all'introduzione del reclamo preventivo e della mediazione delle future controversie fiscali dello stesso valore. Mentre questo filtro sarà operativo dal 2012, per la chiusura delle liti pendenti i tempi sono stretti: il pagamento delle somme dovute dovrà infatti effettuarsi entro il 30 novembre prossimo. Vediamo gli aspetti principali dell'operazione, modellata, anche attraverso un espresso rinvio normativo, sulla definizione delle liti pendenti di cui all'art. 16 della legge n. 289/2002.

Le liti suscettibili di definizione. Possono essere chiuse le liti sorte a seguito di provvedimenti impositivi dell'Agenzia delle entrate: avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione; sono invece escluse quelle concernenti atti di mera liquidazione o riscossione delle imposte dovute (cartelle di pagamento, avvisi di liquidazione), salvo che tali atti svolgano anche funzione impositiva (per esempio, rettifiche di detrazioni non spettanti), nonché quelle sul diniego di rimborsi o di agevolazioni. È essenziale che la lite sia pendente alla data del 1° maggio 2011, circostanza che sussiste se a tale data è stato presentato il ricorso, anche tardivo, e non è stata resa una pronuncia definitiva. Altra condizione è il valore della lite, che non deve essere superiore a 20 mila euro. Per stabilire il valore della lite occorre considerare soltanto l'importo dell'imposta che ha formato oggetto di contestazione in primo grado (eccettuata quella che, nel corso del giudizio, sia divenuta definitiva per giudicato interno, oppure sia stata riconosciuta non dovuta dal fisco in autotutela); non contano, invece, gli interessi, le indennità di mora e le eventuali sanzioni collegate al tributo, anche se irrogate con separato provvedimento. Se la controversia riguarda solo l'irrogazione di sanzioni non collegate al tributo, il valore della lite è dato dall'importo delle sanzioni.

Quanto costa la definizione. Per determinare la somma dovuta per la definizione agevolata, occorre fare riferimento al citato art. 16 della legge n. 289/2002. Pertanto, per le controversie di valore fino a 2 mila euro è dovuto l'importo forfetario di 150 euro; per quelle di valore superiore, invece, l'importo dovuto è pari:

– al 10% del valore, se nell'ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa sul merito o sull'ammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio è risultata soccombente l'Agenzia delle entrate;

– al 50% del valore se, invece, è soccombente il contribuente;

– al 30% del valore, se la lite pende ancora nel primo grado di giudizio e non è stata resa alcuna pronuncia giurisdizionale non cautelare.

In caso di soccombenza parziale, è dovuta una somma pari al 10% sulla quota in cui è soccombente l'amministrazione e al 50% sulla quota in cui è soccombente il contribuente. Dalle somme dovute per la definizione, come sopra determinate, possono essere scomputate quelle già versate precedentemente per effetto delle disposizioni in materia di riscossione in pendenza di giudizio. Pertanto, se le somme già versate sono superiori alla somma dovuta, non si paga nulla e la lite può essere definita con la sola presentazione della domanda. Non è comunque ammesso il rimborso di somme già versate in eccedenza al dovuto, salvo che la definizione riguardi una lite in cui è risultata soccombente l'amministrazione (di conseguenza nessun rimborso è consentito sulle liti di valore fino a 2 mila euro, nelle quali non ha rilevanza l'esito del giudizio).

Il pagamento e la domanda. Le somme dovute dovranno essere versate in unica soluzione, entro il 30 novembre 2011. La domanda di definizione, invece, dovrà essere presentata entro il 31 marzo 2012. Le modalità di versamento, quelle di presentazione della domanda e tutte le altre disposizioni di applicazione saranno emanate dall'Agenzia delle entrate.

Sospensione dei giudizi e dei termini. Le controversie che rientrano nella definizione agevolata sono sospese fino al 30 giugno 2012. Fino alla stessa data sono sospesi i termini per proporre ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio.

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