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Liti, la scadenza è dietro l’angolo

di Alessandro Felicioni 

Definizione delle liti pendenti per molti ma non per tutti. Una possibilità (re)introdotta dalla manovra di luglio che trova campo di applicazione limitato, non solo relativamente alla consistenza delle liti oggetto di definizione, ma anche in relazione alle tipologie di controversie che possono essere chiuse. Il concetto di lite pendente fa riferimento alla controversia instaurata in sede di commissioni tributarie. Così, alla data del 1° maggio 2011 è sufficiente che sia stato proposto il ricorso ai sensi dell'articolo 20 del dlgs n. 546 del 1992, ancorché alla stessa data non sia stato effettuato il deposito presso la Commissione tributaria adita, a condizione che, s'intende, non sia ancora decorso il termine di trenta giorni per costituirsi in giudizio.

La possibilità di definire liti è circoscritta a quelle di importo non rilevante (sotto i 20 mila euro), ma esistono anche altre ipotesi di preclusione oggettiva all'accesso alla sanatoria. In generale possono essere definite le controversie aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione. Tuttavia non mancano le fattispecie che, sulla base del precedente riferimento normativo (articolo 16 legge 289/2002), restano escluse dalla possibilità di definizione. Non possono essere definite, per esempio, le controversie concernenti rifiuto espresso o tacito di restituzione tributi. Escluse anche le liti che fanno riferimento alla sola spettanza di agevolazione poiché in essa non si tratta di tributo preteso dall'Amministrazione finanziaria in base al quale determinare la somma dovuta. Non sono definibili l'avviso di liquidazione, l'ingiunzione e il ruolo, in considerazione della natura di tali atti, non riconducibili nella categoria degli «atti impositivi», in quanto finalizzati alla mera liquidazione e riscossione di tributo e accessori. Solo le cartelle di pagamento derivanti da controllo formale ed automatico delle dichiarazioni possono essere definite in ragione della natura impositiva e non solo riscossiva di tali atti. Sono escluse dalla chiusura le liti concernenti l'omesso versamento di tributi. In particolare, non sono definibili le liti aventi ad oggetto i ruoli emessi per imposte e ritenute indicate dai contribuenti e dai sostituti d'imposta nelle dichiarazioni presentate e non versate. Infine non rientrano nell'ambito di applicazione dell'agevolazione le liti che hanno usufruito di precedenti definizioni agevolate e neppure le liti connesse alla corretta applicazione delle stesse (come quelle concernenti rigetto di una precedente domanda di definizione agevolata ovvero l'esatta determinazione delle somme dovute dal contribuente a fini di definizione agevolata).

Gli adempimenti da porre in essere per il perfezionamento della definizione disegnano uno scenario nel quale dapprima il contribuente paga quanto dovuto in base al valore della lite che si vuole chiudere e al grado di giudizio in cui questa si trova (30 novembre 2011) poi presenta relativa domanda per la definizione (entro il 2 aprile 2012). Solo ad avvenuta comunicazione di regolarità da parte dell'Agenzia delle entrate avverrà la chiusura della lite. Tale ultima tappa potrà protrarsi fino al 30 settembre 2012. Gli uffici devono trasmettere entro il 15 luglio 2012 alle commissioni tributarie competenti l'elenco delle liti per cui è pervenuta domanda di definizione. Per tali liti la prevista sospensione, già in essere fino al 30 giugno 2012, viene prorogata al 30 settembre 2012. Ed è appunto questa la data entro la quale gli uffici dovranno depositare alla segreteria delle commissioni tributarie la comunicazione di regolarità della domanda e del pagamento integrale di quanto dovuto permettendo al giudice di dichiarare l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ai sensi dell'articolo 46, dlgs 546/1992.

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