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Liti in appello senza sospensione

di Sergio Trovato

Non possono essere sospese le liti fiscali pendenti innanzi al giudice d'appello, poiché le disposizioni contenute nella manovra finanziaria consentono solo la sospensione dei termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni e costituzioni in giudizio. Lo ha affermato la Commissione tributaria regionale del Lazio, con la sentenza 240 del 20 luglio 2011.

La sospensione del giudizio era stata chiesta da un professionista che aveva presentato ricorso contro una cartella esattoriale con la quale l'Agenzia delle Entrate aveva rettificato la dichiarazione dei redditi. Dopo il rigetto del ricorso in primo grado, la sentenza era stata impugnata in appello. Il contribuente aveva chiesto al giudice tributario la sospensione sia della sentenza sia della cartella esattoriale per potersi avvalere del condono fiscale delle liti pendenti introdotto con la manovra d'estate (decreto legge 98/2011).

Il giudice ha però sostenuto che la sospensione prevista dall'articolo 39, comma 12 del decreto legge 98/2011 non si applica alle cause pendenti innanzi alla Commissione tributaria regionale. Per il giudice d'appello, le disposizioni della manovra «hanno valore sospensivo solo dei termini per la proposizione di ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per Cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione compresi i termini per la costituzione in giudizio». Non hanno invece «valore immediatamente sospensivo delle cause tributarie giunte alla decisione della Commissione tributaria».

In effetti, l'istanza dell'interessato era finalizzata a ottenere la sospensione per avvalersi, nei termini fissati dalla legge, della facoltà di condonare la controversia pendente in appello pagando la somma dovuta, rapportata al grado del giudizio e all'esito del processo di primo grado. Non si comprende, quindi, la scelta del giudice di escludere dalla definizione la causa che era prossima alla decisione, considerato che la norma estende la sospensione, fino al 30 giugno 2012, alle controversie che sono già pendenti e possono essere condonate. Nella motivazione della sentenza viene richiamata solo una parte della disposizione che concede la sospensione, sempre fino al 30 giugno 2012, di tutti i termini per proporre ricorsi e costituzioni in giudizio. Questo non vuol dire che sono escluse le cause per le quali sia già stata fissata la pubblica udienza o la camera di Consiglio.

Infatti il legislatore, nell'ottica di ridurre le pendenze giudiziarie, ha dato ai contribuenti la possibilità di definire le liti con l'Agenzia delle entrate di valore non superiore a 20mila euro, pagando una quota percentuale delle imposte accertate già fissata dalla legge 289/2002. L'articolo 39, comma 12 consente la definizione delle liti pendenti, alla data del 1° maggio 2011, innanzi alle Commissioni tributarie o al giudice ordinario «in ogni grado del giudizio» e anche a seguito di rinvio. È sufficiente, dunque, che a questa data il soggetto abbia presentato ricorso, anche se non depositato in Commissione tributaria. La domanda di definizione deve essere presentata entro il 31 marzo 2012.

Il soggetto che ha delle pendenze giudiziarie per fruire del condono è però tenuto a versare le somme dovute, in unica soluzione, entro il 30 novembre 2011. Peraltro l'amministrazione finanziaria ha già istituito il codice tributo 8082 che deve essere utilizzato da chi intende versare le somme dovute per condonare le questioni tributarie che formano oggetto di contenzioso.

L'interessato per quantificare l'importo da pagare deve fare riferimento alla somma dovuta al Fisco, a titolo di tributo, che forma oggetto di contestazione. Non deve quindi tener conto né degli interessi né delle sanzioni. Invece, nel caso in cui la controversia abbia ad oggetto solo le sanzioni applicate dall'amministrazione con il provvedimento di irrogazione occorre prendere a base di calcolo il relativo importo.

 

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