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Liti fiscali, si studia la rottamazione Sconti (del 50%) a chi ritira i ricorsi

Dopo quella delle cartelle di Equitalia, il governo studia una nuova forma di rottamazione. Ad essere cancellati, in cambio del versamento di una piccola parte del dovuto, sarebbero stavolta i ricorsi pendenti in materia fiscale: una montagna che vale 32 miliardi di euro, mettendo insieme i fascicoli fermi nelle commissioni tributarie di primo e secondo grado con quelli arrivati fino in Cassazione. «Per l’abbattimento dell’arretrato, stiamo pensando alla definizione delle liti pendenti sulla base dei principi della rottamazione delle cartelle esattoriali», annuncia il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario. «È una scelta puramente governativa e politica, noi facciamo quello che il ministro ci dirà di fare», commenta il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, anche lei alla cerimonia. Una risposta nella quale è difficile non vedere una certa freddezza.

Forse non è una sorpresa vista la distanza che c’era già stata in passato tra il governo e il direttore dell’Agenzia delle Entrate su questioni simili, come la rottamazione delle cartelle di Equitalia o l’innalzamento della soglia per le operazioni in contanti. Ma dietro la freddezza, stavolta, non c’è soltanto il messaggio finale che può arrivare al contribuente: chi non paga alla fine ha sempre una via d’uscita. Dietro la freddezza, che ufficialmente viene smentita, ci sono anche i numeri: considerando i ricorsi che arrivano fino in Cassazione, il Fisco vince nel 76,4% dei casi. Tre volte su quattro. Perché rottamare i ricorsi, se nella maggior parte dei casi lo Stato finisce per vincere?

Non sarebbe la prima volta, in ogni caso: l’ultima rottamazione è arrivata nel 2012 per le liti fiscali fino a 20 mila euro. Allora lo schema fu questo, stavolta sarebbe simile: si pagavano 150 euro per i ricorsi fino a 2 mila euro, il 10% da 2 mila a 20 mila euro se nel primo giudizio aveva vinto il contribuente, il 30% se si era ancora al primo grado, il 50% se nel primo round aveva prevalso l’amministrazione finanziaria.

Freddezza oppure no, dopo qualche ora arriva la frenata dello stesso Casero. Almeno sui tempi: «Non ci sono dettagli definiti e l’idea di rottamazione delle liti pendenti è solamente un’ipotesi per deflazionare il contenzioso tributario». Nessun decreto in arrivo, insomma. Nessuna sanatoria per trovare le coperture della manovrina correttiva chiesta da Bruxelles, che del resto ha bisogno di interventi strutturali e non una tantum. Non ci sarebbero nemmeno i numeri: nel 2012 lo Stato incassò dalla rottamazione 170 milioni di euro, per la manovrina servono 3,4 miliardi. Se rottamazione sarà, se ne parlerà in un «piano organico di revisione della giustizia tributaria», dice ancora Casero. L’idea c’è, in sostanza. Ma non sarà realizzata a breve. E potrebbe essere accompagnata da una riforma delle commissioni tributarie, con due magistrati togati e uno no, la creazione di sezioni specializzate in Cassazione, e il potenziamento della mediazione, cioè la possibilità di trovare un accordo tra Fisco e contribuente al di fuori delle commissioni. C’è già oggi, riguarda sempre i ricorsi fino a 20 mila euro, che coprono quasi i tre quarti del totale. Negli ultimi quattro anni ha abbattuto il numero dei ricorsi pendenti, di circa il 20% solo nell’ultimo anno. La soglia della mediazione potrebbe essere alzata a 50 mila euro. E su questo sarebbero tutti d’accordo.

Lorenzo Salvia

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