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Liti fiscali, sanatoria vincolata

Liti fiscali definibili solo se si è già avuto l’accesso, laddove vi siano le condizioni, alla rottamazione delle cartelle. A questi fini, quindi, per la chiusura delle liti in questione si scomputeranno le somme pagate per effetto della sanatoria introdotta dal decreto legge n. 193 del 2016 e in scadenza il prossimo 21 aprile. Pertanto, con un decreto legge ancora non efficace giuridicamente si dispone un rapporto di propedeuticità di una norma che scade tra 48 ore.

Questa condizione di accesso, però, appare quantomeno fuorviante in alcune situazioni e dovrebbe portare, per senso logico, ad una riapertura del termine per la rottamazione alla stessa data del 30 settembre 2017 prevista per le liti fiscali. Inoltre, nel sistema delle liti fiscali, laddove la controversia riguardi la sanzione o gli interessi di mora non collegati a un tributo sarà comunque dovuto un importo pari al 40% degli stessi Sono questi alcuni degli aspetti più critici che sembrano emergere dal nuovo provvedimento di definizione del contenzioso varato nel decreto legge in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale in attesa di conoscerne il testo definitivo e valido da un punto di vista giuridico.

Le regole di carattere generale. In linea di principio il provvedimento contiene, nei suoi elementi essenziali una caratteristica di semplicità: in sostanza, la lite definibile è quella ancora pendente a condizione che tale elemento si sia verificato entro il 31 dicembre 2016 attraverso la relativa costituzione in giudizio e si paghino l’imposta contestata nell’atto originario nonché gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo senza il pagamento, invece, di interessi di mora e sanzioni. Quindi, a differenza del passato, la situazione dello stato e del grado di giudizio si palesa assolutamente irrilevante. In questo contesto è ovvio che la logica (condivisibile o meno) sia stata la stessa che ha ispirato la rottamazione delle cartelle. In sostanza, dunque, si paga l’imposta con l’abbuono delle sanzioni ridando effetto in toto alla contestazione originaria dell’amministrazione finanziaria che, quantomeno in fatto, ottiene ragione al di fuori del vaglio di un giudice. Il comma 5 del provvedimento afferma che è possibile il pagamento rateale delle somme dovute ma con un numero massimo di tre rate fermo restando che entro il 30 settembre 2017, data di scadenza per la presentazione della domanda, è dovuto il pagamento delle somme pari al 40% dell’imposta contestata dall’amministrazione finanziaria.

Il rapporto con la rottamazione delle cartelle. La logica con la quale è stata varata la definizione delle liti pendenti è sostanzialmente la medesima prevista dal dl 193 del 2016 in tema di rottamazione delle cartelle esattoriali (o, per meglio dire, dei carichi affidati ad Equitalia entro il 31 dicembre 2016). Nella norma viene posta una condizione essenziale al fine di fruire dell’accesso alla definizione delle liti pendenti. Si afferma, infatti, che qualora gli importi dovuti in base alla lite rientrino, in tutto od in parte anche nell’ambito di applicazione della definizione agevolata dei carichi affidati a Equitalia, il contribuente deve essersi comunque avvalso anche di questa forma definitoria. Come a dire, al contrario, che a fronte di una identità di comportamenti possibili, il non essersi avvalso della «rottamazione» preclude anche la chiusura della lite. La prima osservazione è temporale: la scadenza per la definizione agevolata è fissata per il prossimo 21 aprile e questa indicazione emerge da un decreto legge non ancora approdato in Gazzetta Ufficiale. L’unica cosa plausibile, da un punto di vista concettuale, sarebbe quella di prorogare anche il termine di definizione dei carichi affidati ad Equitalia per poter mettere sul tappeto con chiarezza tutte le possibilità. In linea di principio, infatti, non è ragionevole disporre un rapporto di causa–effetto tra le sanatorie a poche ore dalla scadenza. Questo anche in considerazione della difformità del punto di partenza della situazione.

Quindi, per esemplificare, laddove a fronte di un contenzioso afferente una cartella di pagamento, il contribuente che ha avuto ragione in primo grado per l’intero, di fatto nulla pagava con la rottamazione accollandosi il rischio di un contenzioso successivo con esito diverso in secondo grado. Con la definizione delle liti pendenti dovrà provvedere comunque a versare la somma originaria della cartella esattoriale anche se, medio tempore, un giudice ha affermato l’insussistenza della pretesa tributaria. Tratto comune è quello della non debenza delle sanzioni, almeno in linea di principio. Va ricordato come, in relazione alla definizione agevolata dei carichi affidati a Equitalia, la circolare n. 2 del 2017 dell’Agenzia delle entrate affermi che, laddove il carico riguardi solo le sanzioni, il debitore è tenuto al pagamento delle sole somme spettanti all’Agente della riscossione ovvero nemmeno quelle se, ovviamente non dovute. Nell’ambito della definizione delle liti pendenti, in ogni caso, sarà dovuto il 40% delle sanzioni. È dunque del tutto evidente come il provvedimento che sta per essere varato, seppure lodevole da un punto di vista di principio, nasca con un difetto di fondo distinguendo tra contribuenti che possono essere stati più o meno «fortunati» a seconda delle diverse situazioni.

Duilo Liburdi e Massimiliano Sironi

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