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Liti fiscali: poco chiaro l’esempio

di Maurizio Tozzi  

Perdite affrancate nelle liti fiscali: è necessario il calcolo delle imposte virtuali; si applicano le aliquote del periodo in cui la perdita è stata accertata; le persone fisiche applicano gli scaglioni progressivi, ma non calcolano deduzioni e detrazioni. È equivoca la circolare in ordine all'esempio proposto: non è dato sapere se le imposte virtuali si sommano a quelle effettive presenti nell'accertamento.

Non sembra possibile l'affrancamento parziale della perdita. La circolare n. 48 del 2011 dell'Agenzia delle entrate che interviene in materia di liti pendenti, con specifico riferimento all'affrancamento delle perdite, lascia perplessi.


La rettifica di una perdita. La norma è chiara: sono definibili le liti di ammontare non superiore a 20 mila euro, limite da verificare in riferimento alle imposte contestate e alle eventuali sanzioni non collegate ai tributi. Quando oggetto di un accertamento sfociato in contenzioso è anche la rettifica di una perdita, si pone il problema di sanare anche il controllo della perdita stessa, in modo da renderne libero e immune da censure l'utilizzo a compensazione nelle annualità in cui è avvenuto il riporto. Per esempio, una perdita realizzata nel 2007 per 30 mila euro e completamente accertata e azzerata può essere stata utilizzata negli anni successivi. In sede di sanatoria, al contribuente si pone una duplice opzione: chiudere l'atto di accertamento in riferimento alle imposte ivi contestate e rinunciare all'affrancamento delle perdite oppure decidere di affrancare anche queste ultime. In tale seconda ipotesi è necessario calcolare le imposte virtuali collegate alla perdita, vale a dire ipotizzare la realizzazione di una sorta di reddito di ammontare pari alla perdita accertata.


Il calcolo della definizione. Se sul fronte delle imposte da calcolare la circolare appare chiara, lo stesso non può dirsi sulle modalità di calcolo della definizione e soprattutto sul confronto con il limite di valore della lite. Per quanto concerne il calcolo delle imposte il documento di prassi precisa che è necessario applicare le aliquote esistenti nell'annualità accertata. Pertanto, il calcolo delle imposte virtuali ai fini Ires per esempio, deve essere effettuato applicando l'aliquota dell'anno accertato (2007, 33%), prescindendo da quella dell'anno di utilizzo (che potrebbe essere al 27,5%). In ordine alle persone fisiche, invece, la circolare n. 48 del 2011 si limita ad affermare che devono essere utilizzati gli scaglioni progressivi di cui all'articolo 11 del Tuir. Di tal che sembra che non debba procedersi affatto a una vera liquidazione delle imposte della persona fisica, problematica che avrebbe richiesto anche il calcolo delle varie deduzioni e detrazioni (si pensi alla no tax area, alla no tax family, alle detrazioni da lavoro e da familiari a carico), inversamente proporzionali al reddito percepito dal contribuente. Dunque la scelta, se confermata, sembra improntata a una semplificazione del calcolo, anche se diventa controproducente per il contribuente, che in tal modo si vede determinare delle imposte virtuali maggiori rispetto a quelle derivanti dalla corretta imputazione di deduzioni e detrazioni. Sul punto, evidentemente, serve una puntualizzazione da parte dell'amministrazione finanziaria.


Nell'esempio manca l'Iva. Dove però le perplessità aumentano è nella lettura dell'esempio contenuto al paragrafo 3.2. L'Agenzia delle entrate sviluppa tutta l'esemplificazione facendo solo ed esclusivo riferimento al calcolo dell'Ires ma evidenziando, altresì, che i recuperi effettuati riguardano maggiori ricavi. Al che è da chiedersi che fine abbiano fatto l'Iva, solitamente presente nel caso di recuperi di ricavi, e l'Irap. Il problema non è di poco conto, in quanto nell'esempio prodotto l'Ires recuperata su un ammontare di maggiori ricavi pari a 50 mila euro è di 16.500 euro, che è un importo inferiore al limite di 20 mila euro, ma si traduce in un esempio fuorviante perché manca chiaramente qualcosa: se i maggiori ricavi hanno generato anche il recupero Iva di 10 mila euro e un recupero Irap, per esempio, di 2.000 euro, allora il valore complessivo della lite, dato dalla sommatoria delle imposte virtuali (16.500 euro) e di quelle accertate (12 mila euro) è di 28.500 euro, di gran lunga superiore al limite normativo.


Il nodo irrisolto. Al che la domanda è spontanea: trattasi di una scelta precisa di ancorare la definizione solo alle imposte Ires riguardanti la perdita virtuale oppure si è in presenza di un esempio incompleto? O ancora si prevede un allargamento del valore della lite (addirittura un abrogazione del limite) in modo che l'esempio torni sempre valido? Di certo quanto si legge nella circolare non appare corretto. Se il contribuente ha già imposte accertate nell'avviso (e si ripete, il richiamo dei maggiori ricavi implicitamente comporta nella stragrande maggioranza dei casi recuperi Iva, mentre l'esempio avrebbe potuto reggere se avesse avuto riguardo a minori costi, quali la contestazione degli ammortamenti), le stesse devono essere sommate alle imposte virtuali ed è sul totale delle imposte (effettive e virtuali) che devono effettuarsi i calcoli di definizione, circostanza peraltro chiara anche nei documenti di prassi del vecchio condono.


Il limite dell'affrancamento. Infine, un aspetto che non è stato trattato: se è possibile affrancare in misura parziale la perdita. Posto il limite di 20 mila euro, infatti, possono verificarsi circostanze in cui il calcolo delle imposte virtuali, sommate a quelle già contestate nell'accertamento, conduce al di sopra del limite. Ebbene, in simili circostanze deve essere chiarito se è consentito l'affrancamento fino a concorrenza del limite di 20 mila euro, apertura interpretativa che darebbe maggiore appeal alla sanatoria posto che in tanti non hanno utilizzato per intero le perdite accertate e dunque sarebbero felici di affrancare le stesse in maniera parziale, rinunciando a quelle non sanabili.


 

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