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Liti fiscali, il 26 per cento dei giudici è in esubero

Un giudice fiscale su quattro è in esubero e non andrebbe più impiegato. Per l’esattezza 709 (558 nelle Commissioni tributare provinciali e 151 nelle regionali), il 26,1%, su un totale di 2.707. È questo il contenuto potenzialmente “esplosivo” della delibera 583/21, approvata dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria il 25 maggio scorso, in base a calcoli che mettono a confronto le forze presenti nelle Commissioni e il calo delle cause in entrata e degli arretrati registrato negli ultimi dieci anni. Basti pensare che i ricorsi presentati nel 2011 erano 330.153, calati a 151mila nel 2020.

L’obiettivo del Consiglio (Cpgt) nella messa a punto del documento – promosso dal consigliere e procuratore di Terni, Alberto Liguori, e firmato dal presidente del Cpgt Antonio Leone – è quello di fare i conti sul reale fabbisogno in modo da frenare il cosiddetto “turismo giudiziario”, ossia l’uso selvaggio della risoluzione 7 del 13 ottobre 2015, che consente alle Commissioni in stato emergenza – perché carenti di organico e intasate di procedimenti – di ottenere “in prestito” giudici da altre regioni.

Una misura questa, che avrebbe dovuto essere utilizzata in modo «eccezionale» per far fronte agli stati di crisi organizzativi. E invece è diventata la prassi, basata sostanzialmente su logiche di spartizione delle poltrone nelle più importanti Ct italiane, con costi ulteriori a carico dei contribuenti.

L’emergenza che non c’è

Tutto inizia nel 2014: carenze di organico e pendenze in aumento inducono il Cpgt a varare la risoluzione 7, per consentire alle varie Commissioni in affanno di richiedere giudici da “fuori”. Negli ultimi anni, però, le Commissioni hanno registrato ottime performance di smaltimento, al punto che oggi non ci sono emergenze. Eppure la risoluzione 7 continua a essere applicata in modo del tutto irregolare. Un aspetto che emerge nei lavori plenari del 16 aprile 2019 del Cpgt, in cui «si è avuto modo di sostenere – si legge nella delibera 1619/19 firmata dal presidente Leone – che attualmente l’istituto viene impiegato senza alcuna valutazione e conseguente ponderazione tra carichi di lavoro dell’ufficio richiedente e quelli dell’ufficio di provenienza del giudice applicato». Uno studio sul numero di applicazioni 2014-2018 «ha evidenziato – è annotato nella delibera 1619 – come l’istituto in esame da strumento eccezionale di gestione delle criticità organizzative, in realtà, è divenuto strumento ordinario con stravolgimento della sua natura».

Richieste irregolari

Stando ai documenti del Cpgt, le anomalie riguardano l’intera procedura. Quando i presidenti di Ct rilevano una presunta scopertura di organico in una sezione, fanno un interpello nella Commissione che va regolarmente deserto. In questo caso ci dovrebbe essere una applicazione interna d’ufficio, ma i presidenti non la dispongono né offrono una puntuale motivazione. Aspetto, quest’ultimo, che da solo dovrebbe rendere la richiesta di giudici fuori regione «inammissibile». Non bastasse, i presidenti di Ct nelle istanze di applicazione non forniscono neanche altri dati fondamentali: «non si è acquisito – si legge ancora nella delibera 1619 – il dato relativo ad un carico di lavoro esigibile e/o ideale che funga da strumento di quantificazione per ogni Commissione, specie delle sue Sezioni, smaltito il quale quel che residua non potrà essere assegnato appunto ad una unità esterna alla Commissione».

I malumori

Ora le chat dei giudici tributari sono infiammate. Molte le richieste di rivedere la delibera 583, perché con questi calcoli al ribasso delle esigenze organiche nelle Ct, diventa sostanzialmente inutile l’applicazione dei magistrati extra-regione. Una cattiva prassi, questa, da far cessare con un’operazione “trasparenza” e di risparmio economico per la Pa che, però, contrasta con la volontà di singoli giudici di prestare servizio nelle grandi Ct italiane – soprattutto Roma, Milano e Napoli – dove il numero di fascicoli assegnati è molto più alto, tenuto anche conto che nella giurisdizione fiscale si è retribuiti in base al numero di sentenze scritte.

La commissione di riforma

I nuovi calcoli previsti dalla delibera 583 arrivano in un momento bollente, con la Commissione interministeriale Mef-Giustizia alle prese con la riforma del contenzioso tributario. E non è escluso che queste nuove tabelle possano produrre anche una revisione delle piante organiche dei giudici tributari.

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