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Liti, conciliare ora è d’obbligo

di Ignazio Marino e Gabriele Ventura

Entra in vigore il tentativo obbligatorio di conciliare le liti prima di incamminarsi per il tribunale, una riforma che però gli italiani conoscono poco o che addirittura non conoscono. Visto che l'unica pubblicità che la legge ha avuto è stata quella negativa dei vertici dell'avvocatura.

Ma da lunedì 21 marzo cosa cambia? A chi bisogna rivolgersi? Quanto costerà la risoluzione alternativa di una controversia? E in quanto tempo? ItaliaOggi Sette ha fatto il punto su una riforma che rappresenta una vera e propria scommessa per il ministero della giustizia. Sono, infatti, oltre 5,5 milioni le cause pendenti che ogni anno costano decine di milioni di euro (82 a fine 2010) allo stato in termini di risarcimento danni ai cittadini per eccessiva durata del processo. Una scommessa che il ministero ha lanciato un anno fa, però, senza dimostrare di crederci fino in fondo. Sono ancora pochi gli organismi dove mediare e mal distribuiti sul territorio. Si possono contare infatti circa 180 camere di conciliazione, più eventuali sedi secondarie, che dovranno coprire una domanda stimata in più di 400 mila liti l'anno che arriverà dai cittadini degli 8.100 comuni italiani. Cittadini che, se non vorranno rivolgersi all'avvocato di fiducia come hanno sempre fatto, nella maggior parte dei casi dovranno passare il tempo in viaggio in cerca della sede più vicina. Impresa difficile per chi abita in Sardegna e Valle d'Aosta, dove al momento non risultano organismi di mediazione registrati in via Arenula. Mentre nella sola provincia di Trapani ci sono più sedi che in tutto il Piemonte. La situazione, in continua evoluzione, dimostra la fragilità di una rivoluzione che avrà bisogno ancora di diversi mesi prima di andare a regime. Secondo i dati raccolti da ItaliaOggi Sette dalla Sardegna, per fare un esempio, sono partite le domande di iscrizione all'albo da parte delle camere di commercio di Cagliari e Sassari al ministero della giustizia. È solo che Via Arenula non ha ancora provveduto alla registrazione. Stesso discorso vale per una trentina di ordini dei dottori commercialisti. Mentre una cinquantina di ordini forensi lamentano la mancanza degli spazi promessi dalla legge all'interno dei tribunali (si veda ItaliaOggi del 18 marzo 2011). Facciamo allora i conti con quello che c'è.

Chi è pronto a partire. In questa prima fase sono sicuramente le camere di commercio ad essere destinate a fare la parte del leone. Intanto per una competenza ampia che hanno. E poi perché in molti casi erano già operative durante i 12 mesi precedenti con il tentativo di conciliazione facoltativo.

Minima al momento la presenza dei professionisti con appositi organismi istituiti presso l'ordine territoriale.

Dalla rielaborazione dell'elenco tenuto dal ministero della giustizia emerge però la disomogeneità della distribuzione territoriale delle camere di conciliazione.

Sardegna e Valle d'Aosta non ne hanno, mentre solo Roma conta più sedi (26 sulle 30 del Lazio) di tutta la Lombardia (17, di cui sette a Milano). In Piemonte, invece, chi vuol risolvere una controversia in maniera alternativa può andare solo nella provincia di Torino, dove ci sono gli unici cinque enti con sede principale nella regione (quattro a Torino e uno a Ivrea).

La Liguria è messa poco meglio, con quattro sedi a Genova e una a Savona. Mentre, dall'altro lato, in Campania e Sicilia c'è solo l'imbarazzo della scelta. Nel primo caso infatti sono 25 gli organismi di conciliazione a disposizione, di cui 11 a Napoli e provincia, tre a Benevento e Caserta e provincia e quattro nella zona di Avellino.

In Sicilia le sedi sono invece 24, con Trapani e provincia che conta sei sedi, mentre sono cinque a Palermo e quattro a Catania.

Il ministero non conta le sedi distaccate, né dà indicazioni in merito. Solo collegandosi al sito dell'organismo è possibile constatare l'esistenza di eventuali filiali.

Avvocati in ritardo. Gli organismi degli ordini forensi già pronti a partire sono solo 24. Sono più di 100 consigli, però, quelli che hanno intenzione di partecipare alla partita, come mostrano i risultati del questionario inviato dal Consiglio nazionale forense per monitorare la situazione a livello territoriale. Da dove emergono, però, anche tutte le problematiche logistiche denunciate dall'avvocatura.

Su 104 ordini che hanno intenzione di costituire un organismo di conciliazione, infatti, solo 62 hanno i locali a disposizione e 31 l'assicurazione. Considerando che sul nascere di una causa è sempre l'avvocato il primo contatto del cittadino che chiede giustizia, gli ordini forensi avrebbero potuto giocare una parte da protagonisti sin da subito; al pari delle camere di commercio.

Invece la categoria ritenendo incostituzionale la riforma (si veda altro pezzo a pag. 4) ha deciso di contrastarla in tutti i modi: un ricorso al Tar Lazio, 2 mila avvocati scesi in piazza il 16/3, la proposta di un referendum abrogativo.

Le altre professioni. Non immediatamente, ma nel giro di poco entreranno in pista tutte le altre categorie. A cominciare dai commercialisti (si veda altro articolo a pag. 4) con l'ausilio della Fondazione Adr Commercialisti e dai notai con l'ausilio Adr notariato.

Non fanno eccezione i consulenti del lavoro, impegnati sulla conciliazione ma in maniera diversa con le commissioni di certificazione (novità introdotta dal Collegato lavoro, legge 183 del 2010). Ma si stanno attivando, come rilevato da un inchiesta di IoLavoro il 28 febbraio 2011, anche gli ingegneri, i periti industriali, gli architetti, i medici, i geometri convinti più che mai che la conciliazione sarà un'opportunità per i cittadini ma anche per i professionisti.

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