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Lite temeraria, il tempo costa

È legittima la condanna dell’Ufficio al pagamento del danno da lite temeraria in caso di tardiva autotutela per rimborso Iva (Ctr della Lombardia, n° 2088/38/15).

I giudici di appello milanesi, in materia di applicabilità dell’art. 96, comma 3, cpc, riformando la sentenza di primo grado sul punto, hanno confermato che l’Amministrazione finanziaria, laddove disponga tardivamente (ed in modo del tutto ingiustificato) un’autotutela a favore del contribuente, deve essere condannata al pagamento del risarcimento del danno da lite temeraria, equitativamente determinato dal giudice.

La decisione.

Il contenzioso nasceva da un iniziale diniego al rimborso Iva (per l’anno di imposta 2010) pari a 800 mila euro a favore del contribuente, avverso cui quest’ultimo proponeva rituale ricorso. Nelle more del giudizio di primo grado, tuttavia, l’Ufficio «revocava» il proprio provvedimento; innanzi a tale «nuovo» scenario processuale, la Ctp di Milano (con la sentenza n° 3212/46/14) dichiarava la cessata materia del contendere, compensando le spese tra le parti.

L’interessato proponeva appello limitatamente al citato capo della pronuncia, lamentando che la tardività circa la concessione dell’autotutela da parte dell’Ufficio, meritava non solo la condanna alle spese processuali (art. 91 cpc), ma anche quella relativa al danno da lite temeraria, in quanto il motivo dedotto dall’Agenzia delle entrate, al fine di giustificare il ritardo, appariva, secondo anche l’adita Commissione tributaria, «pretestuoso».

A ben vedere, i giudici di appello hanno osservato infatti che «l’irragionevole diniego iniziale ha determinato un indebito allungamento dei tempi di recupero del credito, di per sé produttivo di danno patrimoniale per un’impresa», giacché «una somma così rilevante come quella di specie ben poteva essere immessa nei flussi finanziari aziendali, ai fini della continuità dell’attività d’impresa». In conclusione, «il diniego di rimborso ha operato sia come causa efficiente della necessità di instaurazione del processo, alla stregua della colpa grave, sia come presupposto effettuale e oggettivo del prodursi di un danno da ritardato rimborso». Pertanto «non vi è dubbio che sia possibile procedere con la condanna al pagamento di una somma equativamente determinata ex art. 96, comma 3, cpc», pari a 15 mila euro a titolo di risarcimento danno da lite temeraria.

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