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Lite sui bilanci, compromesso sulle banche

Lo scontro tra la cancelliera tedesca di centrodestra Angela Merkel e il presidente socialista francese François Hollande, in quanto leader dei due gruppi contrapposti di Paesi membri del Nord e del Sud, era atteso nei soliti modi attenuati dalla riservatezza dei summit. Ma prima dell’inizio della due giorni del Consiglio dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue, a Bruxelles, Merkel ha attaccato con annunci pubblici, che radicalizzavano la linea tedesca. Hollande ha replicato a tono con accuse perfino sugli interessi elettorali della cancelliera. Nella notte c’è stato un riavvicinamento e si è arrivati a una bozza di compromesso sulla tempistica della vigilanza bancaria centralizzata.
Le dichiarazioni della Merkel non potevano non risultare provocatorie, se si considerano le ben note posizioni opposte di Hollande. «Siamo dell’opinione, e parlo a nome del governo tedesco, che dobbiamo fare un passo in avanti nel dare all’Europa il diritto di intervento sui bilanci nazionali», ha affermato Merkel appoggiando la proposta del suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, di nominare un superministro Ue per l’euro con potere di veto sui bilanci dei Paesi con difficoltà finanziarie. La Cancelliera, entrando nel palazzo del Consiglio, ha aggiunto che nel vertice «non prenderemo nessuna decisione», ma «getteremo le basi per prenderle a dicembre». Ha escluso così inizialmente un accordo sulla vigilanza bancaria centralizzata presso la Bce, presupposto del via agli aiuti alla Spagna, alla Grecia e agli altri Paesi in difficoltà. Merkel, appellandosi all’esigenza di un lavoro approfondito sui nuovi compiti per l’istituzione di Mario Draghi, ha frenato rinviando alla valutazione dei ministri finanziari dell’Eurogruppo. Ha anche proposto di aiutare i Paesi in difficoltà con gli introiti della nuova Tobin tax, stimati in alcune decine di miliardi di euro, mentre Francia, Italia e gli altri Stati del Sud vorrebbero un aumento del fondo salva Stati da 500 a mille o a duemila miliardi.
Hollande è contrario a cedere sovranità a Bruxelles sulle politiche di bilancio nazionali e, al vertice, intendeva sbloccare il via libera alla vigilanza bancaria. «Il tema del Consiglio non è l’unione di bilancio, ma l’unione bancaria — ha risposto alla Merkel riferendosi agli accordi presi nel summit del giugno scorso —. Dunque, la sola decisione che dobbiamo prendere, di fatto confermare, è l’attuazione dell’unione bancaria entro la fine dell’anno e, in particolare, la prima tappa, che è la supervisione bancaria». L’Eliseo voleva il mandato alla Bce dall’1° gennaio per far scattare subito dopo i finanziamenti diretti alle banche spagnole, nuovi aiuti alla Grecia e gli interventi per abbassare i tassi sui titoli di Stato italiani e spagnoli. Come passo successivo vede investimenti Ue per la crescita e l’occupazione. Hollande ha spiegato il clamoroso contrasto franco-tedesco indicando interessi elettorali della Merkel che «ha i suoi appuntamenti nel settembre del 2013». Ha poi richiamato alla «responsabilità comune di Francia e Germania» per l’Europa.
Prima dell’inizio del vertice, Hollande ha incontrato Monti e ha fatto sondare altri leader mediterranei sulla possibilità di convocare una riunione d’emergenza dei 17 membri dell’Eurogruppo, dopo la cena del summit, in modo da mettere la cancelliera davanti alle sue responsabilità. Ma, secondo fonti francesi, un faccia a faccia Hollande-Merkel sarebbe bastato ad ammorbidire la posizione tedesca. Nella notte spuntava una bozza di accordo sulla tempistica della vigilanza bancaria. Secondo fonti diplomatiche, le regole verrebbero fissate entro dicembre. La supervisione centralizzata della Bce partirebbe nel 2013 in modo graduale: prima sulle banche sotto programma di aiuti, poi su quelle di interesse sistemico e, infine, su tutte le altre (circa 6 mila) nel 2014. Restano però vari aspetti ancora da definire. La trattativa è continuata nella notte anche sull’Unione monetaria e politica. Olanda, Finlandia, Svezia e Danimarca restano schierate con la Germania soprattutto per evitare nuovi esborsi ai Paesi in difficoltà.

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