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Lite Berlino-Pechino pronto lo stop allo shopping cinese

BERLINO.
Fine di un idillio? La Germania guarda con crescente preoccupazione agli appetiti della Cina per le aziende tedesche. Dopo che la cifra sborsata quest’anno dal Dragone per fare shopping nella maggiore economia europea sta superando ogni primato, il governo Merkel ha deciso di partire al contrattacco. Nei giorni scorsi ha fatto rumore la decisione del ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel di bloccare il tentativo di acquisire un gioiello della robotica come Kuka, per la quale il Midea Group è pronto a sborsare 5 miliardi di dollari.
E ieri il vicecancelliere socialdemocratico ha suggerito che servano “regole più severe per investitori di economie restrittive”, con chiaro riferimento alla Cina.
Gabriel sta anche cercando un consorzio di aziende tedesche che formuli una controproposta per Kuki e ne scongiuri il passaggio in mani straniere.
Soprattutto, secondo un’indiscrezione del settimanale Zeit, il governo potrebbe approvare quest’estate una legge neo-protezionista che consentirebbe di estendere a molte imprese il concetto di “azienda strategica” per impedire acquisti dall’estero. Finora l’esecutivo può bloccare un investitore straniero soltanto se rischia di mettere a repentaglio la sicurezza esterna o interna. L’obiettivo è alzare un muro anche nel caso si miri ad un’impresa che rappresenti “un interesse economico-strategico”; sicuramente lo sono i gioielli dell’automazione tedesca, specifica il settimanale.
Ma il concetto sembra piuttosto arbitrario ed estendibile a qualsiasi impresa, formulato così.
Guai, poi, a chiamarlo con il suo nome: protezionismo. Per ora, una fonte governativa citata dalla Zeit nega si tratti di forme di tutela speciale per le imprese tedesche e rivela che la preoccupazione deriverebbedall’interesse spasmodico del Dragone per il cosiddetto “mittelstand” tedesco, per determinate medie imprese ad alta tecnologia.
Un dettaglio non da poco: il governo ammette di temere che la Cina scippi ad una delle economie più avanzate, dal punto di vista tecnologico, il suo primato.
Dall’inizio dell’anno, secondo dati Dealogic, i cinesi si sono già comprati 24 aziende tedesche e il sorpasso di quota 28, raggiunta l’anno scorso, sembra scontato. A metà maggio il valore delle acquisizioni ha raggiunto i i 9,1 miliardi, un multiplo dei 2,6 miliardi spesi in Germania nel 2015.
Ma lunedì scorso la Camera di commercio della Ue in Cina si è lamentata invece della crecente ostilità del Dragone nei confronti delle aziende straniere. E l’irritazione per la presunta mancanza di reciprocità torna spesso, nelle parole di politici tedeschi, quando si riferiscono al mercato cinese.
Non si annuncia semplice, insomma, l’imminente, nono viaggio in Cina della cancelliera Merkel. Ufficialmente, gli incontri a Pechino previsti tra il 12 e il 14 giugno — ci saranno almeno 7 ministri tedeschi tra cui il responsabile delle Finanze Wolfgang Schäuble — segnano il quarto incontro interministeriale tra i due giganti dell’export. Una consuetudine avviata nel 2011 e che serve a misurare la temperatura dei rapporti tra due Paesi che sono sempre stati forti partner commerciali.
Alla luce della preoccupazione di Berlino per il dumping cinese sui prezzi dell’acciaio che potrebbe mettere in difficoltà Thyssenkrupp, ma anche dei timori che le imprese del Dragone stiano facendo shopping in Germania per carpirne i segreti tecnologici, stavolta il termometro potrebbe segnare febbre.
Tonia Matrobuoni
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