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L’Italia zavorra dell’industria

Il segno più, per la verità, rimane. Ma ripensando alle speranze di ripresa che un anno fa si ipotizzavano per il paese, la distanza tra attese e realtà è abissale. Nei primi undici mesi dell’anno per le aziende italiane i ricavi crescono, ma appena dello 0,1%. E la scomposizione del dato dimostra per l’ennesima volta, caso mai ve ne fosse ancora bisogno, che il vero drammatico problema riguarda la domanda interna. La “ripresina” estera, che di mese in mese in realtà diventa sempre più magra all’acuirsi della crisi russo-ucraina, costata alle imprese nel 2014 oltre due miliardi di euro, ormai non basta più per riportare verso l’alto i fatturati aziendali e i dati Istat di novembre ne sono la plastica dimostrazione. Per il sesto mese consecutivo, infatti, i ricavi delle imprese si riducono, un calo dell’1,6% su base annua a novembre (-0,6% su base mensile destagionalizzata) interamente “targato” Italia. A fronte di un fatturato estero in crescita di un punto, le vendite nazionali si inabissano infatti del 2,8%, portando in passivo l’indice globale e arrivando quasi ad azzerare il bilancio dei primi 11 mesi del 2014. Un’impasse drammatica, se valutata alla luce di quanto accaduto nel biennio precedente, che ha visto il fatturato industriale calare complessivamente di oltre sette punti. Così come accaduto nel 2012 e nel 2013, i ricavi dell’industria anche nei primi 11 mesi del 2014 mostrano una netta divaricazione su base geografica, con vendite realizzate oltreconfine in crescita del 2,5% a fronte di un dato nazionale in frenata di oltre un punto. Il bilancio di novembre migliora un poco restringendo l’analisi ed eliminando dal calcolo l’energia, giù di oltre otto punti, risultato del resto naturale considerando che i consumi del settore sono scesi ai livelli degli anni ’60. In questo caso, senza energia, la caduta dei ricavi di novembre è limitata allo 0,9%, con segnali positivi in arrivo da beni strumentali e beni di consumo durevole, soprattutto auto. Tra i settori dell’economia spicca il balzo dei ricavi dei mezzi di trasporto, trainati dalla ripresa del mercato delle quattro ruote, una crescita di oltre 16 punti che rappresenta il miglior risultato assoluto. Bene anche elettronica ed apparati elettrici, mentre per il tessile-abbigliamento il progresso è dell’1,1%. Per il resto solo segni meno, con cali per alimentare, metallurgia, macchinari, chimica, gomma-plastica e farmaceutica. Se il “presente” non brilla, anche le prospettive non paiono incoraggianti, almeno a giudicare dagli ordini. Le commesse di novembre sono infatti in calo del 4,1%, peggior dato da agosto 2013, anche in questo caso per effetto di un crollo di nove punti in Italia (mai così male da marzo 2013), bilanciato solo in parte dal progresso del 3,5% oltreconfine. L’aggiunta del mese di dicembre non potrà che confermare la stagnazione globale, anche tenendo conto del quasi certo ennesimo crollo dell’export in Russia a causa della brusca svalutazione del rublo, concretizzata in pochi giorni proprio lo scorso mese. In termini prospettici qualche segnale positivo è visibile e secondo le stime di Prometeia è possibile che tra 2015 e 2016 i ricavi aziendali possano crescere per le aziende italiane nell’ordine del 5%. Lasciando tuttavia l’industria italiana al termine del biennio quasi sugli stessi valori del periodo pre-crisi, annullando di fatto un intero decennio di sviluppo. Guardando agli indici dei ricavi, e ponendo come base 100 il 2010, si scopre che l’export ha in realtà avuto finora uno sviluppo robusto, portandosi quasi 20 punti al di sopra di quei livelli in termini di ricavi, anche grazie a 15 mesi consecutivi in crescita. Scenario opposto in Italia, giù di oltre 11 punti percentuali, con poche prospettive di ripresa a breve e un bilancio 2014 in progressivo peggioramento: tre mesi di crescita tra marzo e maggio per la domanda interna, poi sempre e solo segni meno.

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