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L’Italia torna nel mirino tedesco

C’è un forte ritorno d’interesse delle imprese familiari tedesche per fusioni e acquisizioni in Italia.
Dopo una brusca frenata nel 2014, le imprese tedesche a controllo familiare – molte di esse di medie dimensioni, il famoso Mittelstand che rappresenta la spina dorsale dell’economia tedesca – stanno di nuovo guardando all’Italia. Lo rivela un’indagine condotta dalla studio legale e tributario, Roedl and Partner, specializzato nella consulenza sull’M&A (Merger & Acquisition), in collaborazione con diverse istituzioni finanziarie tedesche e internazionali, fra cui Unicredit e la sua controllata in Germania, Hypovereinsbank.
L’Italia era risultata ai primissimi posti, dietro la stessa Germania e gli Stati Uniti, come obiettivo delle acquisizioni delle aziende familiari tedesche nel 2013. Il 19% delle operazioni puntava sul mercato italiano. Il 2014, però, ha registrato un crollo, secondo la stessa indagine, al 3 per cento. La situazione si è protratta fino alla prima metà di quest’anno. «Ora – dice Stefan Brandes, responsabile di Roedl and Partner in Italia e uno degli autori dello studio – c’ è stata un netto recupero di interesse, legato in parte alla ripresa dell’economia italiana, sulla quale, quando è stato effettuato il sondaggio, nella primavera scorsa, gravava ancora molta incertezza, sia sull’andamento dell’economia, sia sul futuro delle riforme. Diverse operazioni erano state messe in ghiaccio. Adesso, c’è la percezione che la ripresa è avviata e che le riforme sono in corso. È migliorata anche l’immagine internazionale del Paese».
Nelle intenzioni delle imprese familiari tedesche per operazioni di fusione e acquisizione da realizzare nei prossimi 12 mesi, l’Italia ha decisamente recuperato posizioni, e si colloca, con il 12%, dietro agli Stati Uniti e alla Germania, rispettivamente al 33 e al 30%, i due mercati sui cui si concentra il maggior interesse, alla Cina (22%) e alla Francia (15%). L’attivismo all’estero delle imprese controllate dalle famiglie tedesche è favorito dal buon andamento dell’economia delle Germania e dalla favorevoli condizioni di finanziamento.
Per quanto riguarda l’Italia, sostiene Brandes, si tratta di uno sbocco naturale, in quanto alcuni dei settori in cui le imprese tedesche sono più attive nell’M&A, come meccanica, componenti per auto e alimentare, sono anche punti di forza dell’industria italiana. Si tratta anche, afferma il legale, di una scelta strategica. «Per le imprese tedesche si tratta spesso di completare il portafoglio dei propri prodotti, più che della ricerca di spazio sul mercato italiano. E in molti casi hanno a disposizione maggior liquidità e una presenza più forte sui mercati globali che le porta ad aumentare gli investimenti nella società italiana acquisita». Il risultato della ricerca della Roedl and Partner conferma la forte interconnessione fra i settori manifatturieri delle due economie, emerso anche nei giorni scorsi all’annuale seminario italo-tedesco di Bolzano della Confindustria e della tedesca Bdi.
Nei tre quarti dei casi, le imprese familiari tedesche preferiscono acquisire la maggioranza e dichiarano un successo le operazioni realizzate di recente.

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