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L’Italia torna a investire in Francia

Non è solo la Francia a “comprare Italia”. Anche il nostro Paese è tornato a investire in terra francese e nel 2015 ha superato l’Inghilterra diventando il terzo investitore straniero oltralpe, dopo Usa e Germania.
L’anno scorso, come non accadeva da 10 anni a questa parte, le imprese italiane hanno scelto di puntare su quello che rappresenta da sempre il partner più vicino e lo sbocco naturale per i prodotti industriali italiani, soprattutto quelli del Nord. Ma la Francia sta diventando sempre di più anche l’ideale trampolino di lancio per aggredire i mercati internazionali, come dimostra l’ultima clamorosa acquisizione di Campari, la più grande nella sua storia, che ha messo sul piatto 684 milioni per completare entro l’estate l’Opa sul francese Grand Marnier, forse il liquore più famoso al mondo. L’obiettivo è rilanciare questo marchio iconico e conquistare i mercati esteri, America tra tutti.
Con 84 progetti di investimento che si portano dietro 1.500 posti di lavoro solo nel 2015 – tra greenfield (nuovi siti o ampliamenti, la maggioranza) e acquisizioni – l’Italia fa registrare un boom (+34% ) rispetto all’anno prima tornando ai livelli di un decennio fa. Siamo così sul podio degli investitori esteri che guardano oltralpe con il 9% dei progetti totali (in tutto 962). E il nostro Paese resta terzo anche se si prende in considerazione un periodo più lungo (2008-2015): sono italiani 511 progetti, dopo Usa e Germania (che ne hanno fatti il doppio). In Francia oggi si contano in tutto più di 1.800 imprese italiane con 100mila dipendenti. Lo stock di investimenti diretti esteri ha raggiunto quota 18 miliardi, ma con le ultime operazioni ci si dovrebbe avvicinare ai 20 miliardi. La Francia dal canto suo è in cima al podio per gli investimenti in Italia: 1.600 le filiali d’impresa nel nostro Paese per 230mila posti di lavoro (46 i miliardi di stock di investimenti).
«La relazione economica italo-francese è sempre più forte. Ricordo che entrambi i Paesi sono l’uno per l’altro dei partner commerciali fondamentali: la Francia è il secondo cliente e il secondo fornitore della penisola», ha ricordato ieri l’ambasciatrice di Francia in Italia Catherine Colonna che ha presentato a Roma insieme al direttore di Business France invest Italia, Herve Pottier, i numeri del 2015. Sottolineando con forza «lo spirito imprenditoriale dinamico ed internazionale» degli imprenditori italiani. Colonna ha anche presentato alcune testimonianze di investori italiani – tra questi anche l’amministratore delegato del gruppo Campari, Bob Kunze Concewitz – che hanno messo in luce alcuni pregi della Francia, a cominciare dalla certezza sui tempi dei loro investimenti e della giustizia e sulla qualità delle infrastrutture.
Degli 84 progetti del 2015 la metà riguarda due regioni: l’Ile-de-France (36%) e Auvergne-Rhône-Alpes (14%). Seguono poi Languedoc-Roussillon-Midi-Pyrénées (8%), Pays de la Loire (8%), Normandie (7%), Aquitaine-Limousin-Poitou-Charentes (6%). Quasi i due terzi degli investimenti a destinazione della Francia provengono da Lombardia e Piemonte (41,6% e 22,6%) in forte aumento rispetto alla media degli ultimi 5 anni(32% e 14 %). Il Veneto e l’Emilia Romagna vedono invece la loro contribuzione diminuire (9,5% entrambi rispetto a una media del 15%). Più staccati Lazio, Campania, Umbria e Trentino (3,5% ognuna). Quasi la metà dei progetti (il 47%) arriva da Pmi, ma naturalmente in Francia ormai da molti anni sono stabilizzati anche grandi gruppi italiani: nella top5 figurano Generali, Fiat, Saipem, Ferrero e Barilla. Solo quest’ultima dal 2003 ha investito 170 milioni e oggi ha un giro di affari di oltre 500 milioni.
La manifattura, almeno negli ultimi cinque anni , rappresenta il 69% della torta degli investimenti italiani oltralpe, prima di servizi (23%) e agricoltura (11%). I settori più rappresentativi negli investimenti sono quelli del made in Italy: dal tessile abbigliamento (12%) all’agroalimentare (11%), dal trasporto e stoccaggio (12%) ai mobili ed elettrodomestici (8%). L’Italia è anche il primo Paese investitore in Francia nel settore dell’arredamento della casa (37% dei progetti di origine estera). E soprattutto è il secondo Paese, solo dopo gli Usa, per investimenti in Francia che prevedono attività di ricerca e sviluppo e design. Infine i progetti di creazione di nuovi siti nel 2015 sono stati quasi la metà (46%) come nel 2014 , le acquisizioni di aziende francesi il 12% (erano il 10 %) mentre sono in aumento i progetti di ampliamento dei siti esistenti (43% contro 35%).

Marzio Bartoloni

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