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L’Italia torna a misura di Pmi

Italia sempre più a misura di Pmi. O quasi. Nel corso dell’ultimo anno la Penisola ha mostrato un recupero rispetto alla media dei paesi Ue all’interno dello Small business act (ovvero la legge europea sulle piccole imprese, Sba) grazie agli importanti passi avanti compiuti dal Paese in termini di riforme politiche e legislative. «Nel 2012 sono stati convertiti in legge non meno di cinque decreti, ciascuno contenente importanti misure per le piccole e medie imprese», hanno spiegato gli esperti della Commissione secondo cui, tuttavia, si è trattato di progressi necessari visti i ritardi accumulati dall’Italia nel confronto con la media europea, specialmente sotto il profilo dell’accesso ai finanziamenti e al mercato unico. «La rapida attuazione delle misure annunciate dal governo di Roma costituisce l’aspetto più importante da monitorare per la performance futura dell’Italia dal momento che non sono state pianificate nuove iniziative per i mesi a venire a causa dell’attuale incertezza del contesto politico», si legge nella pagella redatta da Bruxelles. Questa preoccupazione è confermata dal ritardo nell’attuazione di una serie di misure annunciate nel 2011 e nel 2012, in particolare il credito d’imposta concesso alle imprese per l’assunzione di giovani ricercatori e l’Autorizzazione ambientale unica (Aua) per le piccole e medie imprese. Non solo. Secondo gli esperti della Commissione, esisterebbe un’altra macchia sulla fedina dello Small business act italiano ovvero la legge annuale per le Pmi (articolo 18 dello statuto delle imprese), redatta per il 2013, ma poi sospesa a causa delle elezioni politiche passate. Ma quali sono i punti di forza e le debolezze del sistema Italia in relazione alla condizione di sviluppo e consolidamento delle piccole e medie imprese? Sul fronte dell’imprenditorialità la posizione dell’Italia risulta ben al di sotto della media Ue, nonostante i modesti progressi compiuti di recente. «Per quanto concerne i due indicatori principali che misurano il grado di attività imprenditoriale, vale a dire il tasso d’imprenditorialità e la percentuale d’imprenditorialità generata dall’opportunità, la posizione dell’Italia resta vicina alla media europea», hanno spiegato da Bruxelles. Mentre sul fronte delle politiche, l’Italia ha adottato varie misure, in particolare il decreto legge n. 1 del 24 gennaio 2012 (convertito dalla legge n. 27/2012) che introduce una società a responsabilità limitata a capitale ridotto che può essere istituita con un capitale sociale minimo, inferiore a 10 mila euro. Ed è stata realizzata una razionalizzazione dei contratti di rete per promuovere le capacità imprenditoriali delle Pmi. Risultati poco confortanti anche sul fronte dell’eliminazione degli ostacoli amministrativi alle Pmi. «La posizione complessiva dell’Italia in questo settore è al di sotto della media Ue, ma non è peggiorata rispetto agli anni precedenti», hanno spiegato dalla Commissione. Inoltre, le Pmi italiane utilizzano maggiormente servizi di e-government. «In Italia è possibile segnalare le procedure amministrative problematiche per le Pmi attraverso il nuovo portale unico online del garante per le piccole e medie imprese», si legge nel documento della Commissione. «Il governo ha poi annunciato l’attuazione nel 2014 della pubblica amministrazione online con l’utilizzo esclusivo di canali elettronici per la fornitura di servizi alle imprese. Per esempio, la certificazione anti-mafia e il Documento unico di regolarità contributiva (Durc) saranno richiesti ai relativi uffici dalla pubblica amministrazione che deve effettuare il pagamento. Fatto ancora più rilevante, sono stati migliorati i requisiti amministrativi per le nuove imprese, riducendo il numero di controlli e verifiche necessari». Le cose vanno peggio sul fronte degli aiuti di Stato. Secondo le rilevazioni della Commissione, infatti, la posizione dell’Italia in questo settore starebbe peggiorando, allontanandosi sempre più dalla media Ue. «Gli indicatori mostrano un quadro non omogeneo, registrando i risultati migliori per gli aiuti di Stato destinati al settore delle Pmi e il peggior risultato relativo al tempo medio necessario per ricevere i pagamenti dalle autorità pubbliche». Rimangono infatti problemi sostanziali riguardo ai notevoli ritardi dei pagamenti da parte delle autorità pubbliche che pongono l’Italia dietro agli altri paesi del Vecchio continente: 90 giorni contro i 29 della media Ue. «Sul fronte delle politiche, una nuova misura mira a ridurre la percentuale di garanzia di esecuzione (dal 25 al 20%) che non può essere rilasciata quando un contratto è in corso e viene ora rilasciata automaticamente almeno un anno dopo il completamento del lavoro», hanno spiegato da Bruxelles. «Inoltre, non viene più richiesto un controllo formale per porre un termine a un contratto, rendendo disponibili risorse finanziarie per l’azienda». È stata inoltre creata una nuova banca dati degli appalti pubblici per ridurre gli oneri amministrativi per le aziende partecipanti alle gare di appalto, trasferendo alla pubblica amministrazione l’onere della verifica dei requisiti previsti dal bando di gara da parte dell’impresa.

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