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L’Italia sotto sorveglianza Ue «Squilibri eccessivi, ora riforme»

BRUXELLES – Temevamo la Grecia, come fonte del contagio. Ma ora, l’Europa teme noi, l’Italia, per il nostro debito pubblico sempre più grande, per la competitività sempre più fiacca. E lo dice a chiare lettere. Bisogna muoversi subito, avverte la Commissione europea, «e un’azione decisiva è particolarmente importante considerate le dimensioni dell’economia italiana: bisogna ridurre il rischio di conseguenze avverse sull’economia italiana e su quella dell’Eurozona». Perché le riforme attuali non bastano, la crescita è «cronicamente debole», e a spingerla non basta la protratta abulica crescita della produttività: «Durante il 2013 l’Italia ha fatto dei progressi verso i suoi obiettivi di bilancio a medio termine, e tuttavia l’aggiustamento del bilancio strutturale nel 2014 così come lo si prefigura oggi appare insufficiente a ridurre il grandissimo debito pubblico a un ritmo adeguato». Matteo Renzi è avvertito. «Sono dati molto duri», riconosce il premier per il quale è tanto più necessario « andare avanti con le riforme, cambiare verso».
L’allarme di Olli Rehn
Olli Rehn è abituato a discorsi poco vellutati. Ma oggi usa parole cariche di allarme. È il commissario Ue agli affari economici e monetari, deve dar conto di come stanno 17 Paesi nei quali Bruxelles ha già individuato una serie di squilibri. Le situazioni variano molto dall’uno all’altro caso, ma sono solo 3 i Paesi i cui gli squilibri macroeconomici vengono definiti «eccessivi»: Croazia, Italia, Slovenia. Croazia e Slovenia non appartengono all’Eurozona, ma l’Italia sì, è l’unica nazione dell’euro sulla quale pesi dunque questa classificazione; e da qui la paura del contagio.

La replica del Tesoro
Risposta da Roma, dal ministero dell’Economia: le dichiarazioni di Rehn «sulla necessità che l’Italia avvii un ambizioso piano di riforme trovano piena condivisione da parte del governo. L’Esecutivo intende infatti dare una svolta al processo di riforma per rafforzare la competitività e garantire una crescita forte, sostenibile e ricca di posti di lavoro». In una nota il dicastero guidato da Pier Carlo Padoan ricorda poi l’impegno a ridurre il cuneo fiscale e l’azione di contenimento del rapporto debito/Pil e il mantenimento della stabilità finanziaria. «L’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi dell’Unione europea – si legge – è uno dei risultati visibili di quest’azione» testimoniata dal calo dello spread sotto i 180 punti base. Impegni che non sembrano però convincere Bruxelles, pronta a indicare piuttosto vecchi mali italiani: «Alti livelli di corruzione, di evasione fiscale, di inefficienza nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione». Anche per questo, l’Italia verrà sottoposta a «specific monitoring» (sorveglianza speciale) durante le prossime tappe di verifica: cioè aprile, quando anche Roma notificherà a Bruxelles il proprio programma di governo, come tutti gli altri Stati; e il 2 giugno, quando la Commissione darà le pagelle. Se per quella data non ci saremo messi in regola con le richieste dell’Europa, scatterà la procedura d’infrazione per eccesso di squilibrio macroeconomico, la prima di questo tipo per l’Italia ma l’ennesima se si calcolano tutte le altre di vario genere.

Debito troppo alto in Germania
Ci sono altri che hanno di che piangere, però. Anche la Francia è uscita malconcia dagli esami effettuati da Rehn: per il deficit eccessivo, il debito pubblico in risalita, la competitività in discesa. E perfino alla Germania, Bruxelles chiede di ridurre il debito pubblico, o di rafforzare la domanda interna, paventando quasi gli stessi effetti di contagio indicati per l’Italia.
È quello che gli euroeconomisti chiamano «effetto spillover», traboccamento. Spiega il commissario Ue all’Industria Antonio Tajani: «Senza riforme non c’è crescita e senza crescita non si ripaga il debito, è così che la nostra crisi può allargarsi ad altri». Ma per l’Italia c’è anche un nuovo rischio, avverte Bruxelles: «L’alto debito pubblico pone un pesante vincolo sull’economia, in particolare nel contesto di una crescita cronicamente debole e di una smorzata inflazione. Un periodo protratto di bassa inflazione (come quello attuale, ndr ) può avere implicazioni negative per l’attività e i livelli di debito». C’è anche lo spazio per un giudizio generale, a conclusione dell’analisi: «Gli Stati membri stanno facendo progressi nell’affrontare le loro sfide economiche. Ma questo progresso è diseguale, e in alcuni casi va spronato».

 

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