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L’Italia si svela al fisco Usa

Parte il censimento dei conti correnti ai fini della Fatca (Foreign account compliance Act). Gli intermediari finanziari dovranno effettuare per ciascun rapporto detenuto un’attività di due diligence per individuare quali conti sono soggetti all’obbligo di comunicazione al fisco americano.

Un adempimento che si aggiunge a quelli già previsti per antiriciclaggio e archivio dei rapporti finanziari. Restano esclusi dall’adeguata verifica e dalla trasmissione i conti correnti di persone fisiche che al 30 giugno 2014 presentano un saldo inferiore a 50 mila dollari (sempre che il valore non superi tale somma al 31 dicembre degli anni successivi). Esclusi anche conti deposito e assimilati fino a 50 mila dollari e polizze di capitalizzazione e contratti di rendita fino a 250 mila dollari. Le banche tuttavia potranno disapplicare tali soglie, anche per specifiche categorie di conti. Mentre per tutti i rapporti futuri l’identificazione preventiva del cliente Us sarà di default, come peraltro avviene già da qualche tempo nella maggior parte degli istituti di credito. È quanto prevede lo schema di decreto attuativo della Fatca, relativamente ai rapporti tra Usa e Italia, messo ieri in consultazione pubblica dal ministero dell’economia. Mentre in uno dei prossimi consigli di ministri sarà approvata la legge di ratifica dell’Accordo (di cui il decreto è attuazione) e che dovrà essere operativa entro luglio. Gli operatori avranno per trasmettere al Mef le proprie osservazioni fino all’8 maggio 2014. Lo scorso 10 gennaio l’Italia ha firmato a Roma l’accordo intergovernativo con gli Stati Uniti per applicare la normativa Fatca, l’incisiva legislazione anti-evasione varata nel 2010 dall’amministrazione Obama (si veda ItaliaOggi dell’11 gennaio 2014). In realtà la legge di ratifica non è ancora stata presentata in parlamento, ma dai richiami puntuali effettuati dalla bozza di dm si evince che il testo è sostanzialmente definito. La partenza della collaborazione reciproca tra Italia e Usa, d’altra parte, è fissata al 1° luglio 2014.

Chi e cosa. Il decreto definisce i profili soggettivi e oggettivi della Fatca. Saranno tenuti alla collaborazione banche, Poste italiane (limitatamente alle attività di BancoPosta), sim, sgr, assicurazioni, Oicr, fiduciarie e fondi pensione. Le Us person vengono definite come i cittadini statunitensi oppure le persone fisiche e giuridiche residenti negli Usa, ivi compresi i trust la cui giurisdizione è localizzata presso un tribunale americano (trustee e/o protector residenti negli Usa).

Le verifiche. Per le posizioni in essere la banca dovrà verificare le informazioni conservate nei propri database, per vedere se a ciascun cliente è associabile uno o più «Us Indicia». Tali indizi sono cioè tutti quei dati che legano il soggetto agli Stati Uniti: luogo di nascita, residenza, attuale domicilio, attuale numero di telefono, ordini di bonifici permanente diretti negli States, procure o deleghe conferite a soggetti americani. Se tramite l’interrogazione informatica non viene rilevato nessuno di questi indizi, non saranno richiesti ulteriori approfondimenti. In caso contrario, deve essere avviato un confronto col cliente, il quale deve produrre tutta la documentazione relativa alla propria posizione. Disciplinati poi i cosiddetti cambi di circostanza della clientela già identificata. Per le posizioni rilevanti, vale a dire quelle superiori a 1 milione di dollari, è poi prevista una procedura di verifica rafforzata, che dovrà concludersi entro il 30 giugno 2015. Per conti con saldo tra 50 mila dollari e 1 milione, ci sarà un anno in più di tempo. Gli intermediari potranno anche appaltare la due diligence a fornitori terzi oppure ad altri intermediari che fungeranno da sponsor (previo accreditamento presso il fisco americano).

La tempistica. Come previsto dall’accordo con gli Usa, gli istituti finanziari italiani dovranno trasmettere i dati fiscali dei soggetti americani all’Agenzia delle entrate. Sarà quest’ultima a interfacciarsi poi con Washington per lo scambio reciproco. Le informazioni dovranno essere inviate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento. Il primo invio è quindi in programma per il 30 aprile 2015, salvo che le Entrate, nel definire le modalità attuative, non prevedano una proroga. In relazione al 2014 saranno oggetto di comunicazione solo i conti correnti. Per il 2015 entreranno anche depositi, conti di custodia e altri rapporti finanziari, senza però considerare i proventi delle vendite di beni patrimoniali. Dall’anno 2016, invece, l’obbligo abbraccerà indistintamente tutti i conti. Entro il 30 novembre 2014, poi, gli intermediari finanziari italiani dovranno registrarsi sul portale gestito dall’Internal revenue service, al fine di ottenere un codice identificativo ed essere inclusi nell’apposita lista tenuta dall’agenzia americana.

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