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L’Italia sempre più in recessione settimo trimestre a motori spenti

La recessione galoppa. S’aggrava in Italia, si affaccia in Francia. La Germania è a crescita quasi piatta. L’eurozona nel suo complesso è in rosso. Di conseguenza, l’agognata ripresa, da tutti pronosticata per fine anno, rischia di slittare nel tempo o “perde forza”, nella sintesi dell’agenzia Moody’s. Fra tutte, l’economia italiana appare davvero in sofferenza: nel primo trimestre il Pil accusa un ribasso dello 0,5% (meno 2,3 rispetto allo stesso periodo del 2012) peggiore delle attese. E’ il settimo calo consecutivo. Ed è un record assoluto, mai registrato dall’inizio della serie storica, cioè nel 1990. In pratica, significa che il Paese è a motori spenti dalla seconda metà del 2011. Ma quel che preoccupa di più gli esperti è il cosiddetto “calo acquisito”: per quest’anno è stimato dall’Istat nell’1,5% (meno 1,3 secondo il governo), un risultato raggiungibile solo in presenza di variazioni nulle di qui alla fine dell’anno. Sarà mai possibile? O la crisi è destinata a peggiorare? E gli obiettivi del governo, rischiano di saltare? L’unico dato positivo è che il calo trimestrale è più leggero rispetto al meno 0,9% di fine 2012.
«Dati particolarmente gravi», ammette il ministro Enrico Giovannini. «Confermano che il nostro sistema economico non solo non è fuori dalla recessione, ma segna tassi di riduzione della produzione consistenti». «Priorità assoluta alla crescita», gli fa eco il suo collega Maurizio Lupi. Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi, pur dichiarandosi “ottimista” ricorda «a chi ci governa che la politica di rigore va bene, ma bisogna anche pensare al futuro». Il neo direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, suggerisce che per agguantare “l’araba fenice” dello sviluppo sono “essenziali” le liberalizzazioni: «almeno portiamo avanti quelle in corso». Allarmati, i sindacati chiedono al governo “interventi urgenti”.
Nell’attesa consumi in picchiata, produzione al palo, ordini che non arrivano, ripresa che non si vede, posti di lavoro falciati. Industria e servizi vanno giù. Solo l’agricoltura cresce, segno però di un ritorno alla campagna tipico dei tempi di crisi. Uno scenario inquietante, la prova che il 2013 parte in salita. Da noi come altrove. I dati Eurostat disegnano infatti un Vecchio Continente in affanno, con una disoccupazione del 12,1%. La Francia vede la recessione. Il ministro Moscovici l’attribuisce al contesto dell’Eurozona, il presidente Hollande media con i partner per avere più ossigeno. Interrogato su Enrico Letta dichiara che sì, “con lui lavoro bene”, ma in nessun caso farà fronte comune contro la Merkel. «Non sarebbe nell’interesse della Ue e non ho mai fatto cose simili». Anche la Germania,
peraltro, vivacchia: la crescita c’è – uno striminzito 0,1%- ma e’ decisamente più bassa delle previsioni. Berlino attribuisce le colpe alla salute degli altri, oltre che all’inverno particolarmente rigido. Fanno addirittura paura i dati annui dell’Europa del Sud: meno 5,3% in Grecia, meno 3,9 in Portogallo, meno 4,3 a Cipro. Al dunque è tutta l’economia europea che non va: nel primo trimestre il Pil dell’Eurozona registra un ribasso dello 0,2%: è il quarto calo consecutivo. I mercati non si scompongono: Borsa di Milano in salita (1,3%), spread stabile a quota 262.

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