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L’Italia riscuota le multe latte

La Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di parere motivato per il mancato recupero di 1,395 miliardi di euro delle multe per le quote latte accumulate dal 1995 al 2009. Si tratta della seconda fase della procedura di infrazione iniziata nel giugno del 2013, quando l’Esecutivo dell’Unione sottolineava «la necessità di rimborsare» 1,42 miliardi di euro «al bilancio dello stato, per evitare che le conseguenze» ricadessero «sui contribuenti italiani». Perché quelle multe l’Italia le ha pagate e il bilancio dell’Unione è salvo. Ma l’impegno preso da Roma con gli altri stati europei nel 2003 (2003/530/CE) prevedeva che lo stato potesse sostituirsi ai produttori per il pagamento delle multe a Bruxelles, senza violare la normativa sugli aiuti di stato, recuperandole poi dagli stessi allevatori. Da allora la grandissima maggioranza di questi si è messa in regola, ma dei 2,42 miliardi dovuti in totale più di un miliardo è tornato nelle casse statali. Restano 2 mila irriducibili su 36 mila che però pesano molto nel calcolo perché «600 di questi devono pagare somme superiori a 300 mila euro», ricorda una nota di Coldiretti. E più il tempo passa, più il recupero diventa difficile, in quanto «legato a procedure giudiziarie», ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Sandro Gozi, ieri a Bruxelles, che ha parlato anche di «ostacoli oggettivi» per il recupero delle risorse. Il ritardo, chiarisce una nota del ministero delle politiche agricole, «è stato causato da numerosi ricorsi presentati dai debitori» sottolineando che dell’1,4 miliardi di euro dovuti 597 milioni sono «non ancora esigibili per sospensive giurisdizionali».

L’annuncio dell’invio del parere motivato arriva a pochi giorni dal primo consiglio dei ministri dell’agricoltura a presidenza italiana, in programma lunedì a Bruxelles. La questione delle quote probabilmente dominerà l’ordine del giorno, ma stavolta l’Italia non c’entra nulla. Il sistema delle quote sarà smantellato dal 2015 e Germania, Danimarca e gli altri che hanno superato i tetti di produzione e sforeranno anche quest’anno, fanno pressing per non pagare, o almeno per avere uno sconto. Andati alla conta nel Consiglio agricoltura di giugno tutti gli altri paesi, Italia inclusa, avevano bocciato la proposta, ricordando come un accordo di transizione verso la fine del sistema già c’è e prevede l’aumento delle quote nazionali dell’1% l’anno per cinque anni (dal 2009 al 2013 incluso). Nonostante la spaccatura tra paesi non consenta una maggioranza politica per cambiare quell’accordo e il commissario all’agricoltura Dacian Ciolos abbia garantito che «la questione è chiusa», se ne parlerà ancora lunedì. Ufficialmente, con un dibattito sul testo già bocciato. Ma sembra che i tedeschi vogliano sfruttare l’occasione per proporre un compromesso tecnico con un aggiustamento del sistema di calcolo delle quote in modo da ottenere un aumento del tetto di produzione dell’1% anche per il 2014/15, senza necessità di un accordo politico. Se si andasse al voto l’Italia, contraria in principio, stavolta potrebbe astenersi, come vuole la prassi del semestre di presidenza. E le quote latte potrebbero tornare a dividere.

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