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“L’Italia riparte, occasione imperdibile”

Francesco Caio, ad di Poste Italiane ne è convinto: «I segnali di ripresa ci sono e l’Italia deve approfittare di questo momento favorevole che si sta affacciando». Il Paese sta facendo bene con il Jobs Act, le riforme e il rilancio dell’agenda digitale, che si basa su investimenti e sulla decisione di puntare sulla banda larga: «L’occasione non va persa, il treno passa e dobbiamo salire su uno dei vagoni ».
Ingegner Caio, lei è a capo delle più grande azienda italiana, con oltre 145mila dipendenti. Sta cambiando qualcosa nel Paese?
«Mi sembra che finalmente l’Italia abbia imboccato un percorso di crescita consapevole, che abbia deciso di rimettere al centro il futuro e la dinamicità. Per troppo tempo la politica ha invaso l’economia, producendo nelle aziende pubbliche scelte miopi e di breve periodo. Il clima sembra cambiato, il Jobs Act e la scelta di investire su un futuro digitale dimostrano che si punta alla modernizzazione » Poste ha investito in Alitalia, e tuttora ne è azionista. Fu chiamata per tentare di rilanciare la compagnia di bandiera e rafforzarne l’italianità.
Se dovesse cambiare lo scenario per la banda larga e vi chiedessero di partecipare assieme ad altri soci negli investimenti, sareste pronti?
«Nessuno ci ha presentato questa ipotesi, e io personalmente sono convinto che vanno rispettati i ruoli. Il nostro contributo alla modernizzazione è quello di aumentare la diffusione nell’utilizzo della Rete, far sì che un numero sempre crescente di persone utilizzi tecnologie e risorse digitali. Questo lo sappiamo fare bene. La banda larga è un po’ come la nazionale di calcio: siamo tutti commissari tecnici prodighi di consigli. Facciamo le cose un po’ per volta. L’importante è essere partiti bene, accelerare la semplificazione, far correre il Paese» Cosa frena oggi l’Italia?
«La vetustà di alcune infrastrutture, sicuramente, e anche il peso opprimente della burocrazia. E’ difficile ripartire se hai i piedi che affondano nel cemento. Qui c’è ancora molto da fare; va combattuta la corruzione, va fatta prevalere l’etica di impresa. Impossibile pensare di crescere se le amministrazioni, soprattutto quelle locali, usano standard informatici differenti. E lo fanno spesso per interessi opachi e di parte. Il risultato è un danno economico enorme. l’Italia deve essere obbligata ad avere uno standard unico» Voi in concreto come vi state muovendo? La riorganizzazione ha un costo in termini di occupazione, che i sindacati vi contestano «Abbiamo appena fatto un piano che prevede tre miliardi di investimenti in 5 anni, tutti puntati alla formazione e al miglioramento dei servizi. Abbiamo una missione: diventare la cinghia di trasmissione della modernizzazione. Con 13mila sedi siamo ovunque nel territorio. Raccogliamo risparmio e cresciamo nei sistemi di pagamento, presupposti fondamentali per lo sviluppo dell’e-commerce. Alfabetizziamo chi non conosce questo mondo, facendogli conoscere i benefici della semplificazione. Lo sa che adesso, tramite una nostra app sullo smartphone, è possibile pagare un bollettino postale in pochi secondi? Questo, in concreto, significa, avere più tempo, migliorare in efficienza. Poi abbiamo deciso di aprire la Rete nei nostri uffici: già adesso in 30 sedi la navigazione è libera e gratuita con il wifi, presto la estenderemo ad altri 900 uffici. E poi l’ecommerce: qui siamo in ritardo. Gli acquisti effettuati via internet rappresentano appena il 7% delle transazioni totali; nel Regno Unito è il 30%. Poste movimenta il 10% dei pacchi in Italia, la Royal Mail nel Regno Unito il 50%. Il nostro obiettivo è il 30%. L’e-commerce è fondamentale, uno strumento eccezionale per risparmiare denaro, tempo e di conseguenza aumentare la produttività. Tut- te queste innovazioni sono obbligatorie, e vanno introdotte se si vuole crescere. Noi cerchiamo di farlo con il consenso» Centoquarantamila dipendenti a libro paga. Sicuro che vi seguano tutti nel cammino?
«E’ chiaro che spesso se si toccano interessi precostituiti ci sono resistenze, e non tutti fanno la “ola“ come allo stadio quando arrivano novità. Ma noi andiamo avanti e sappiamo che in tanti hanno capito che la logica del cambiamento e del merito è quella che ti fa vincere. La privatizzazione dell’azienda ci aiuterà, e nessun utente sarà penalizzato. Ma il cittadino è l’azionista di riferimento, è lui al centro del sistema. Solo così si cambia e si cresce».
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