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L’Italia rifiuta 39 mld dalla Ue

Il governo italiano rifiuta 39 miliardi dall’Europa», lo ha annunciato il Tagesschau, il telegiornale alle 20.00 dell’Ard, il primo canale pubblico, il più seguito in Germania. Il lunedì di Pasquetta ha avuto 9,3 milioni di spettatori, e uno share del 25,5%. Lo speaker ha precisato: sono i cinquestelle a opporsi. Il telegiornale è stringato, un quarto d’ora per le notizie nazionali e da tutto il mondo. Non si può spiegare che un nein all’italiana, non è per sempre, a volte può dire anche sì… ma, e l’intrico del gioco politico a Roma. I tedeschi avranno capito che non abbiamo bisogno di un aiuto immediato, e che vogliamo speculare per ottenere di più ad altre condizioni.

Come già ricordato, se Frau Merkel concedesse l’impossibile, i coronabonds, rischierebbe di venire sconfessata dalla Corte costituzionale. O di venire denunciata da uno dei Länder. La Germania è uno Stato federale e, ad esempio la Baviera minacciò di denunciare la cancelliera nel settembre del 2015, quando non chiuse le frontiere e lasciò entrare oltre un milione di profughi in quattro mesi. Il confine era quello tra Baviera e Austria.

Non occorre arrivare a una denuncia. Il Bundesrat, la camera dei rappresentanti regionali, ha il diritto di veto su tutte le leggi varate dal governo centrale che abbiano una rilevanza locale, cioè su quasi tutte, compresi molti dei trattati europei. I delegati regionali al Bundesrat sono scelti in rapporto alle coalizioni locali, ma non in rapporto alla popolazione: tre regioni, Baviera, Nord Renania Westfalia e Baden Württemberg, hanno la metà della popolazione nazionale, oltre 41 milioni. La sola Nord Renania Westfalia ha più abitanti delle sei regioni della ex Ddr (17 milioni).

Spesso, il governo centrale si è trovato a dover fare i conti con un Bundesrat controllato dall’opposizione, come negli ultimi tempi di Helmut Kohl. Non è il caso oggi per Frau Merkel, ma si rischia se venissero approvati i coronabonds una ribellione delle regioni orientali. Si fu severi con i tedeschi dell’est dopo la riunificazione, e oggi non approvano quella che per loro sarebbe un’immotivata generosità per altri paesi europei in difficoltà. In sintesi, un cancelliere ha più poteri di un nostro presidente del consiglio all’interno della coalizione, ad esempio può licenziare un ministro, ma non ha pieni poteri per imporsi a tutti i Länder.

Un veto del Bundesrat sarebbe catastrofico in questa situazione, destabilizzante per Berlino, un aiuto per i populisti dell’estrema destra che avanzano soprattutto all’est.

Oggi pomeriggio la Merkel presiede un vertice online per decidere la linea da seguire, continuare con le misure rigide, o tornare progressivamente alla vita normale. La decisione sarà presa il prossimo mercoledì. Al contrario di quanto avviene altrove, gli scienziati sono meno pessimisti. La Leopoldina, l’accademia nazionale delle scienze, è per allentare le norme, ma le sue raccomandazioni sembrano poco pratiche: aprire le birrerie e i bar ma non servire alcolici, tornare a scuola, ma tenere chiusi gli asili. L’Imk, uno degli istituti di ricerca economica, invita a non avere fretta: meglio restare prudenti, anticipare i tempi potrebbe essere più dannoso della clausura.

Si polemizza sulle idee, non per ragioni di partito. La Nord Renania Westfalia vorrebbe tornare alla normalità, la Baviera rimane rigida. E la maggioranza è d’accordo: il 44%vuole mantenere la clausura, l’8% desidera norme ancora più rigide, solo il 37% desidera tornare alla normalità. La linea della Merkel favorisce la Cdu-Csu che supera nei sondaggi il 37%, quattro punti in più in una settimana, e in discesa i socialdemocratici dopo due anni tornano a superare i verdi, 17% a 16%.

Il superduro Markus Söder, premier della Baviera, raggiunge il 94% di popolarità, un record assoluto per un politico dalla fine della guerra, anche se medita di cancellare la prossima Oktoberfest, prevista per il 19 settembre. L’ultima edizione, tra birre e salsicce, ha incassato un miliardo e 200 milioni di euro, ma a Monaco pensano più alla salute che al guadagno.

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