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L’Italia riaccende i motori Pil +0,3% nei primi tre mesi Padoan: “Siamo alla svolta”

L’Italia riaccende i motori. Per la prima volta dopo ben cinque trimestri di mancata crescita, il Pil riconquista il segno “+”.

Le ultime stime dell’Istat dicono che nei primi tre mesi del 2015 il Prodotto interno lordo nazionale è salito dello 0,3%, il livello più alto da quattro anni, superiore alle attese. E’ poca cosa, ma è meglio di niente. Soprattutto se si guarda al passato: un Pil sempre negativo da metà del 2011 per due anni filati; una tenue ripresina nel terzo trimestre del 2013 e poi di nuovo giù fino ad oggi.
Il premier Renzi, alle prese con la riforma scolastica, in un video apparso sul sito del governo dichiara: «Oggi abbiamo avuto finalmente, dopo una dozzina di trimestri, il segno più al Pil. Ma non servirà a niente tornare a crescere nelle statistiche se non torniamo a crescere nelle scuole». In un twitter, parla di «passi avanti» sull’economia come sulla flessibilità e l’immigrazione. «C’è ancora molto da fare», è il messaggio. Il ministro Padoan, pur riconoscendo che «è presto per cantare vittoria», segnala una «svolta» e si dice convinto che il governo «ha creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità» determinata dal quantitative easing e dal mini-prezzo del petrolio. Nei calcoli del Tesoro il dato, superiore alle loro previsioni, «rende più a portata di mano» l’obiettivo di un Pil a più 0,7% a fine anno, come ipotizzato dal Def. Caute le parti sociali: il presidente della Confindustria giudica il risultato «positivo ma non entusiasmante»; i sindacati ritengono che il Pil avanzi «a passo di lumaca»; i consumatori che «è troppo poco per accendere entusiasmi». La leader della Cgil Camusso sostiene che le mosse della Bce e il calo del prezzo del petrolio «potrebbero determinare da soli un Pil superiore». Perciò sono le sue parole- «continuiamo, come dimostrano le tante vertenze aziendali, ad essere in una stagione in cui la crisi del sistema produttivo è ancora molto impegnativa». Il presidente dell’Abi Patuelli parla di «ragionevole ottimismo».
Addio recessione, allora? Tecnicamente ce ne vorrebbero due di trimestri positivi per dire che l’Italia è fuori dal tunnel. Inoltre è tornata la deflazione: ad aprile, su base annua, i prezzi risultano in calo dello 0,1%. Ma il segno più è comunque tornato esattamente nella misura che Eurostat assegna all’Italia. Stessa percentuale di crescita anche per la Germania, che però delude. La Francia invece fa meglio con un Pil in salita dello 0,6%. La Spagna arriva anche a quota più 0,9. L’economia greca, invece, ripiomba in recessione con due trimestri negativi: – 0,2% ora e – 0,4 negli ultimi tre mesi del 2014.
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