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L’Italia perde un’altra partita sulle banche

L’Italia sta per perdere un’altra battaglia europea e sempre sulle banche: «Ancora una volta i poteri del Nord ci fanno uno sgambetto sui non performing loans», diceva un banchiere nostrano ieri. Simili le reazioni dietro le quinte degli interlocutori istituzionali – Tesoro, Abi, Banca d’Italia – dopo aver letto la bozza di addendum della vigilanza Bce sui crediti inesigibili: 12 pagine di esortazioni anodine su come accantonare più riserve a fronte dei prestiti inesigibili. Una bozza che, si mormora, nel board del meccanismo unico di vigilanza (Ssm) è passata senza il voto dei rappresentanti italiani, mentre Spagna e Portogallo, pure ricche di sofferenze bancarie, hanno abbozzato.
Il nuovo documento in consultazione fino all’8 dicembre contiene solo due numeri, che danno i tempi per azzerare il valore di bilancio dei crediti che vanno in mora dal 1° gennaio 2018. Due anni se non ci sono garanzie a fronte, sette in caso di garanzie. E’ il principio del calendar provisioning,
che impone svalutazioni automatiche ai crediti non rimborsati, e fu affacciato dal Consiglio europeo a luglio, nel «Piano di azione per affrontare la questione dei crediti deteriorati», mille miliardi di euro formati in 10 anni di crisi. Un principio già usato in alcuni paesi del Nord Europa, dove però il recupero crediti è molto più rapido ed efficace che in Italia. Soprattutto, sorpassando a destra la più alta autorità politica Ue, la Bce ha lasciato aperta la porta per alzare le richieste anche sui crediti passati, i mille miliardi di cui sopra, che per un quarto fanno capo a banche italiane. In un paio di passaggi, non meglio chiariti, la bozza stabilisce di adottare pure per le vecchie esposizioni la pratica “a calendario”: basta che dal prossimo gennaio ne sia sospeso il rimborso (scenario pericoloso dato che le banche nostrane hanno 100 miliardi di “inadempienze probabili”); inoltre la Bce studia «entro la fine del primo trimestre 2018 nuove considerazioni su ulteriori politiche per affrontare le consistenze di Npl in essere, incluse disposizioni transitorie appropriate», poiché «per alcune banche sono ancora necessari miglioramenti ». In una conferenza stampa a Francoforte ieri non sono stati fornite specificazioni sul trattamento dei crediti passati: la Bce farà un’audizione il 30 novembre, e gli attori fino all’8 dicembre possono dire la loro. Quel che i regolatori pensano, dei rischi bancari, riemerge nitido da un altro rapporto diffuso ieri dall’Eba di Londra, che analizzando 152 grandi istituti a fine giugno nota «progressi positivi, ma rischi che restano alti sulla qualità dell’attivo e la redditività».
Così, mentre l’Italia delle banche chiude un 2017 in cui si sarà sgravata di 104 miliardi di cattivi crediti (record), e tutti gli attori protagonisti da settimane provano a spostare l’attenzione sul ritorno al business e alla crescita dell’economia che sul credito si basa, la nuova severità della Bce rischia di rendere il 2018 un altro anno di purga dei bilanci bancari. Nel dubbio, le vendite sono fioccate a Piazza Affari: Banco Bpm -5,3%, Ubi -3,8%, Bper -2,9%, Unicredit -2,6%, Carige -2,3%. Gli esperti faticano a fare calcoli giusti: mancano le scansioni tra crediti garantiti e non delle singole banche, e non è chiaro se, in parallelo, Francoforte imporrà nuovi e più severi piani di smaltimento Npl a chi ne ha di più.
Il dg dell’Abi Giovanni Sabbatini critica duramente la bozza: «Nel metodo, non spiega come sono scelte le tempistiche di 2 e 7 anni, e non fornisce dati sull’impatto delle misure. Nel merito, non valuta che le procedure di esecuzione e insolvenza in Europa non sono armonizzate. Si rischia un’ulteriore norma meccanica e prociclica, che produrrebbe altri vincoli per restringere il credito, specie alle Pmi».
L’Italia perde un’altra partita sulle banche
Le regole proposte dalla Bce sui crediti inesigibili, che andranno azzerati in due anni se non ci sono garanzie o in sette a fronte di coperture, rischiano di penalizzare il sistema. In Borsa pioggia di vendite sui titoli del credito

Andrea Greco

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