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“L’Italia ora riformi giustizia e banche”

Mario Monti e Christine Lagarde hanno scelto la cornice istituzionale dell’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi a Milano per rivelare alcuni retroscena inediti della storia europea degli ultimi anni. Rivolgendosi al direttore generale del Fondo Monetario Internazionale il presidente della Bocconi ed ex premier ha ricordato con la sua proverbiale ironia: «Tre anni fa in questi giorni tu, Christine, iniziavi la tua esperienza al Fondo, mentre io ne iniziavo una più modesta in questo paese. Allora ho cercato di evitare che le nostre strade si congiungessero rapidamente: noi non avevamo desiderio di ospitare la troika a Roma che ha svolto un ruolo importante nei paesi in cui ha operato». L’arrivo degli uomini di Fmi-Bce-Ue, infatti, per Monti, avrebbe comportato un’inevitabile perdita di sovranità con il risultato che la voce italiana sarebbe stata tacitata per anni nei consessi europei.
La tensione di quei giorni di fine 2011, che decretarono la fine del governo Berlusconi con uno spread Btp-Bund impennato sopra i 500 punti, è stata poco dopo confermata dalla Lagarde. «Quando assunsi la guida dell’Fmi pensavo che l’Italia fosse la prossima della fila per ricevere le risorse del Fondo. Per questo si fece una grande campagna di fund raising andata a buon fine ma grazie all’azione molto coraggiosa assunta da lei, presidente Monti, quella minaccia che le risorse dell’Fmi potessero essere tutte utilizzate scomparve ». Parole rassicuranti cadute peraltro nel giorno in cui la Grecia, che ha subito il controllo della Troika per diversi anni, ha visto la propria Borsa tracollare del 12%.
Tuttavia il resto d’Europa non ha ancora risolto i suoi problemi: a sei anni dall’inizio della crisi finanziaria la disoccupazione è diventata la piaga numero uno alimentata dalla bassa crescita economica in una spirale negativa. «Se i disoccupati potessero formare una loro regione, sarebbe quasi grande quanto l’Umbria, 700.000 persone. Questi numeri farebbero accigliare la Monna Lisa, e non farla sorridere! », dice Lagarde che nel suo discorso s’è ispirata alla genialità di Leonardo da Vinci. Tre punti per uscire dal gorgo: riforma del lavoro, riforma giudiziaria e riforma del settore bancario. Se il giudizio sul Jobs Act del governo Renzi è sostanzialmente positivo, a patto di aggredire anche il cuneo fiscale, sugli altri due molto resta da fare. Il Fmi ha cifre molto aggiornate sulle lungaggini della giustizia civile in Italia, soprattutto nei tribunali del lavoro. Meno di 330 giorni per risolvere una controversia in Piemonte o Trentino, oltre mille in Puglia o in Sicilia. «Una maggiore efficienza del settore giudiziario abbasserebbe il costo del credito, incoraggerebbe gli investimenti e dunque faciliterebbe l’impiego – spiega Lagarde -. La nostra ricerca sulle disparità regionali suggerisce infatti che dimezzare la durata delle controversie di lavoro aumenterebbe di circa l’8% la possibilità di ottenere impiego».
Ma anche sul nodo del sistema bancario che non concede credito soprattutto alle piccole e medie imprese la manager del Fondo ha idee chiare che vanno oltre gli stress test Bce. «I tassi di cancellazione dei debiti devono essere significativamente incrementati per riportare il rapporto dei crediti inesigibili a livelli pre-crisi». In pratica una sorta di pulizia dei bilanci delle banche italiane che finora non è mai avvenuta e senza la quale il motore della crescita non potrà ripartire.
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