Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Italia non perde il suo fascino

Sono aumentati del 5% i progetti d’investimento diretto estero in Italia nel corso del 2020 e il 48% dei manager internazionali si dichiara pronto a espandere le proprie attività. Ma la quota di mercato continentale detenuta resta ferma al 2%, nonostante quella italiana sia la quarta economia in Europa in termini dimensionali. È quanto emerge dall’EY Europe Attractiveness Survey, lo studio che analizza l’andamento degli investimenti esteri in Europa e che sonda le percezioni degli operatori internazionali, con l’obiettivo di indagare quale sia il livello di attrattività di ciascun paese. La ricerca è stata condotta su oltre 550 intervistati a livello globale, in particolare in Italia ha coinvolto 102 rispondenti appartenenti a diversi paesi, inclusi Usa, Canada, Cina, Giappone, Brasile, Francia, Germania, UK, Irlanda, Svizzera, Spagna, Svezia.

L’Italia fa meglio di gran parte dei competitor europei. L’attrattività dell’Italia si rafforza nonostante sia stata tra le nazioni più duramente colpite dall’emergenza Covid – 19. Restano, però, marcate le disparità territoriali, specialmente tra il Meridione e il resto della penisola. A fronte di un calo complessivo del 13% a livello europeo, il sistema Italia si dimostra in controtendenza e segna, come anticipato, un rialzo di 5 punti percentuali grazie a un totale di 113 nuovi progetti in programma. La quota di mercato resta, comunque, ancora limitata, con l’Italia che si piazza al dodicesimo posto nella graduatoria europea. Dando uno sguardo oltre i confini nazionali, dalla lettura del report si rileva che hanno registrato una battuta d’arresto decisa degli investimenti in imprese nazionali dall’estero Spagna (-27%), Paesi Bassi (-24%) e Russia (-26%). I risultati non sono stati incoraggianti neppure in Francia (-18%), Uk (-12%), Germania (-4%). Soffrono anche i paesi dell’Europa centro-orientale con l’Ungheria che registra un calo vertiginoso del 54%. Compiono, invece, un gran balzo in avanti Svizzera (+25%), Finlandia (+23%) e Turchia (+18%). «Gli investitori esteri guardano all’Italia con fiducia rinnovata e ottimismo: il 60% dei manager intervistati è, infatti, convinto che nei prossimi tre anni il paese avrà migliorato la propria competitività a livello europeo e quasi la metà si dichiara pronto a espandere le proprie attività sul nostro territorio», commenta Marco Daviddi, Mediterranean Leader per l’area Strategy and Transactions di EY, «una porzione rilevante di nuovi flussi d’investimento punta all’Italia per il proprio know-how tecnico e per la qualità del capitale umano. Occorre lavorare su questi aspetti per valorizzare le eccellenze del nostro paese anche in ambiti a maggiore valore aggiunto, tra cui ricerca e sviluppo, processi manifatturieri e relativi controlli qualità. Le infrastrutture esistenti non sono viste come un limite agli investimenti, nonostante la disomogeneità di varie aree del paese, che necessitano di investimenti per guadagnare competitività. Rafforzare la domanda interna è un’ulteriore leva attivabile per consentire di attrarre più investimenti in futuro, con un conseguente impatto su occupazione e crescita. In Italia un’inversione del clima di fiducia di consumatori e imprese è stata rilevata anche da Istat, con un incremento osservato da febbraio scorso in avanti».about:blank

I settori trainanti. Ad attrarre la fetta più grossa degli investimenti esteri in Italia sono il settore dei servizi alle imprese (13%), e quello della progettazione di software e servizi It (12%), anche se quest’ultimo subisce una discesa di 5 punti rispetto al 2019. A crescere nell’anno della pandemia sono, soprattutto, il comparto logistica e vendite all’ingrosso (12%), finanza (8%) e farmaceutico (7%). Mentre per il settore dei macchinari e attrezzatture industriali (5%) e per quello tessile (4%) nel 2020 si sono registrate le flessioni più marcate, a causa del clima di incertezza durante i mesi di lockdown. Gli investimenti esteri destinati all’Italia sono in parte improntati al potenziamento della forza commerciale e del marketing, con una quota pari al 22% dei progetti d’investimento. Come rilevano gli analisti, tale tipologia di progettualità è finalizzata a intercettare la domanda interna, con servizi e prodotti dedicati alle esigenze locali di consumo. Crescono anche gli investimenti in funzioni a maggiore valore aggiunto, volti a valorizzare il know-how tecnico e imprenditoriale nazionale, soprattutto in ambito di processi di produzione (19% dei progetti) e ricerca e sviluppo (15%).

I principali investitori. Le risorse maggiori verso l’Italia arrivano dalle nazioni con maggiore prossimità e con cui l’Italia intrattiene da sempre solide relazioni commerciali. In testa alla classifica degli investimenti diretti esteri in Italia nel 2020 risultano gli Stati Uniti (24%), seguiti da Francia (16%), Germania (12%) e UK (9%). Scorrendo la graduatoria, si giunge alla Cina (4%) che sopravanza di poco il Giappone (3%). A livello di distribuzione geografica, gli investimenti esteri sono prevalentemente concentrati nelle regioni caratterizzate dalla presenza dei distretti industriali più innovativi, quali meccatronica, lusso e design, mobile, tessile, biomedicale, collocati soprattutto nel nord-ovest (58%) e centro Italia (24%). Si tratta, evidentemente, dei territori caratterizzati da infrastrutture, fisiche e digitali, più interconnesse e su aree densamente popolate, nelle quali si sono sviluppate le piattaforme logistiche, al servizio dell’omnicanalità.

Le prospettive. Nell’ambito dello scenario delineato, l’Italia rientra nei piani di espansione di quasi la metà dei manager intervistati. Infatti, il 48% dei rispondenti si dice pronto a stabilire o a espandere le attività in Italia entro il prossimo anno. Prevale, quindi, un clima di ottimismo e fiducia sul futuro del sistema economico italiano (60%), persiste la convinzione diffusa che nei prossimi tre anni l’attrattività della penisola si rafforzerà (42%) o addirittura migliorerà in maniera considerevole (18%). La totalità delle aziende operanti nel settore tecnologico e digitale coinvolta nell’indagine è interessata ad investire in Italia. Seguono i player delle telecomunicazioni (75%), dell’energia (71%) e dei servizi finanziari (70%). Più cauti, invece, coloro che operano nella manifattura avanzata (33%) e nell’industria dei media e dell’intrattenimento (17%).

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Banche alla verifica degli stress test dopo il Covid. Quante sono le aziende affidate che hanno pos...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo 10 anni passati a riaversi dai traumi della crisi finanziaria 2008 e cinque a tagliare i risch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«È una riforma importante quella di cui stiamo discutendo in questi giorni — dice il neo presid...

Oggi sulla stampa