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«L’Italia non è più un rischio per l’euro»

Prima di volare a New York, dove resterà sino a giovedì, Monti dice che «l’Italia non è più un problema per la zona euro», che il 2013 «sarà un anno in crescita, anche se il motore dell’economia si avvierà lentamente, trattenuto dal peso del passato».
Con una punta di ottimismo, tecnicamente illustrato («il segno meno dell’anno prossimo, del prodotto interno, sarà ottenuto con un profilo ascendente»), il premier riceve i complimenti del capo dell’Ocse, di prima mattina, in occasione del rapporto dell’organizzazione internazionale sul nostro Paese.
Un rapporto incoraggiante, accompagnato dai complimenti personali del segretario generale, Angel Gurria, che plaude alle «decisioni coraggiose dell’uomo giusto, nel momento giusto e al posto giusto». Decisioni con le quali si stanno superando «ostacoli che da tempo hanno condizionato la crescita dell’Italia. Coraggiose, necessarie e senza precedenti».
Monti ricambia i complimenti, lodando il bagaglio di esperienza dell’organizzazione che ha sede a Parigi. Alcune cifre fanno da cornice alla sintonia: «Le riforme strutturali avviate dal governo Monti consentiranno all’Italia un aumento del Pil del 4% nei prossimi 10 anni, +0,4% all’anno sulla base delle sole riforme annunciate finora», dice Gurria.
Ovviamente si parla di attualità: l’Ocse insiste su produttività e competitività del Paese, entrambe da migliorare, e non poco. Esiste un tavolo aperto, sull’argomento, a Palazzo Chigi, il governo vorrebbe chiuderlo entro un mese e Monti chiosa in questo modo: «Chiedo alle parti sociali di saper guardare, come hanno fatto in tante fasi della vita italiana, in modo coraggioso, la questione della competitività, deve essere il tema al centro dei rinnovi contrattuali».
Un aneddoto serve al premier per ribadire la necessità di ulteriori riforme. Lo chiama “teorema Juncker”, dal nome del premier lussemburghese, che lo avrebbe illustrato ai colleghi in uno degli ultimi vertici; in sintesi: «chi fa le riforme strutturali lo fa per il bene del suo Paese ma poi perde le elezioni».
Ebbene, prosegue Monti scherzando, ma sino ad un certo punto, in Italia questo presunto teorema ha trovato la sua eccezione, perché «gli italiani stanno dimostrando di non essere ostili nei confronti di coloro che le riforme hanno fatto, li abbiamo persuasi che le riforme sono nel loro interesse». A scanso di equivoci, ovviamente, «noi non abbiamo alcun orizzonte elettorale».
Si discute anche di Fiat, a proposito di competitività: «Il governo non si è impegnato a dare aiuti finanziari alla Fiat ma a salvaguardare la Fiat in Italia e il suo patrimonio di ricerca. Non sono state chieste concessioni finanziarie o Cig in deroga e se fossero state chieste, non sarebbero state accolte. L’incontro è stato raccontato con fantasia. L’esito è una scommessa che richiede un grande impegno delle parti».
Sul fronte obbligazionario ieri lo spread tra il Btp e il Bund ha chiuso a 349 punti base, col tasso sul titolo del Tesoro al 5,05%.

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