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«L’Italia non è ancora alla velocità di crociera»

«Il nostro Paese è decollato, ma non è ancora a velocità di crociera». Lo ha detto ieri l’economista Mario Deaglio presentando il ventiduesimo «Rapporto sull’economia globale e l’Italia», curato dallo stesso Deaglio, e promosso dal Centro Einaudi e Ubi banca. «Per la prima volta da 30 anni si riscontra l’accenno a una dinamica virtuosa: il tasso di crescita del Pil raggiunge quello del debito. Un risultato notevole che l’Italia dovrà consolidare». Ma resta molto da fare: «Nel 2017, grazie all’export, il nostro Pil è aumentato dell’1,7%, è però necessaria una svolta. Con un incremento del Pil pari al 2-2,5% per 10 anni riusciremmo a ridurre il rapporto fra debito e Prodotto interno lordo e a riassorbire in parte la disoccupazione, creando 2-3 milioni di posti di lavoro».

Il punto è: come? «Sarebbe fondamentale “attaccare il turbo” delle opere pubbliche, rilanciando gli investimenti caduti a picco negli ultimi anni». Inutile invece pensare a soluzioni come la flat tax: «Soprattutto se fatta in maniera rapida andrebbe male. Il taglio delle aliquote fiscali produrrebbe un “buco” nei conti da tamponare con nuovo debito. «L’Italia ha un debito di 2.300-2.400 miliardi con una duration media di 7 anni: significa restituire un miliardo al giorno e per farlo dobbiamo emettere nuovo debito». Con la flat tax «non so se ci sarà grande disponibilità a comprare quel debito». Secondo Deaglio è poi improbabile che i cittadini spendano subito i soldi in più generati da una ridotta pressione fiscale. «C’è un intervallo temporale di difficile stima» prima di avere effetti su consumi e Iva, e «in quel periodo che cosa può fare lo Stato?». Deaglio rilancia la sua idea: «Siamo il quarto Paese per riserve auree, potremmo darle in garanzia al Fmi per una linea di credito e coprire la transizione a un nuovo sistema senza chiedere subito risorse al mercato». E il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, ha sottolineato «che l’80% degli italiani, anche con le detrazioni, paga già meno tasse rispetto a una flat tax al 23%». Deaglio infine sulla «resistenza» delle imprese italiane al super-euro ha detto che la “soglia del dolore” si posizione «intorno a 1,25-1,30 dollari». Non oltre.

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