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L’Italia mette la testa fuori meno controlli sulle strade

ROMA — Basta con le città blindate e i posti di blocco con le volanti in ogni snodo strategico anche se l’autocertificazione (con un nuovo modulo o anche il vecchio semplicemente barrato) dovremo continuare a portarcela dietro ancora per due settimane. Perché — come ripete il premier Conte — «il 4 maggio non è il “liberi tutti”, serve il buon senso, ora è tutto nelle nostre mani ».
E dunque, ancora per un po’ gli spostamenti toccherà giustificarli tranne che se si sta evidentemente facendo attività motoria e se si sta andando al lavoro basterà un semplice tesserino aziendale. Ma quel che sembra evidente, a leggere in controluce ancora ieri gli appelli di premier e ministri e poi la circolare del Viminale indirizzata ai prefetti, è che l’inizio della Fase 2 sarà all’insegna del meno controlli e più senso civico.
«Far leva sul senso di responsabilità dei singoli cittadini», è il messaggio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Dunque meno controlli sui singoli spostamenti, tantomeno su quegli incontri con i congiunti sui quali né Faq di Palazzo Chigi né circolari ministeriali sono riuscite a mettere la necessaria parola di chiarezza e invece tanta attenzione sui possibili assembramenti, per strada, davanti alle fermate e sui mezzi, ma anche davanti a bar e ristoranti che ripartono con il take away e nei parchi che riaprono. Pattuglie pronte ad intervenire per far allontanare le persone ma anche con il compito di dare un contributo al monitoraggio delle situazioni più a rischio in ogni realtà territoriale per consentire agli amministratori di adottare eventuali correttivi.
Anche perché con quattro milioni e mezzo di persone che da oggi si rimetteranno legittimamente in movimento per andare al lavoro, sarebbero tempo e risorse inutilmente sprecate quelle impiegate in posti di blocco lungo le strade delle città per fermare cittadini a cui chiedere dove si sta andando e a incontrare chi, familiari, fidanzati, o amici. E infatti l’indicazione che il capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi, chiede ai prefetti di girare alle forze dell’ordine è quella di «affidare la valutazione dei casi concreti ad un prudente ed equilibrato apprezzamento». Insomma, l’esigenza è quella di trovare il punto di equilibrio tra la salvaguardia della salute pubblica (con il divieto di assembramento, il distanziamento interpersonale e ogni altra forma di protezione individuale) e il «contenimento dell’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini». Per farlo c’è «l’assoluta necessità di far leva sul senso di responsabilità dei singoli cittadini». Alle forze dell’ordine è piuttosto affidato il compito della tutela della sicurezza dei lavoratori che riprendono le loro attività. E quindi aziende, uffici, attività pubbliche e private, esercizi commerciali saranno oggetto di controlli mirati. Non sarà più necessario per le aziende chiedere la preventiva autorizzazione ai prefetti per riprendere il lavoro ma ci saranno verifiche a tappeto per controllare che siano applicate in maniera ferrea tutte le prescrizioni a tutela dei lavoratori, ed eventualmente del pubblico o dei clienti. E le sanzioni previste per chi sarà trovato inadempiente sono salate e vanno dalla multa alla sospensione fino alla chiusura dell’attività.
E poi ci sarà da affrontare, come ha sottolineato il capo della Polizia Franco Gabrielli, anche la ripresa della criminalità comune e gli eventuali problemi di ordine pubblico. La situazione economica è già molto pesante e la fine del lockdown e la riapertura di attività e negozi potrebbe portare ad un picco di reati. Si teme un’escalation di rapine e assalti anche approfittando della copertura offerta dalle mascherine.

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