Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Italia mette 8 miliardi nel piano Juncker ma per progetti nazionali

L’Italia parteciperà con 8 miliardi di euro al piano di investimenti lanciato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. I soldi saranno messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti e non confluiranno nel Fondo strategico per gli investimenti messo in piedi da Bruxelles. La ragione è semplice: Renzi e Padoan non vogliono versare nel calderone europeo denari che poi non avrebbero la certezza di recuperare con il finanziamento di progetti italiani. Meglio tenerli nella pancia della Cdp e usarli solo per il cofinanziamento di progetti che riguarderanno le nostre imprese selezionati dal board del Fondo e dalla Banca europea degli investimenti. Con l’ulteriore vantaggio che i miliardi usati per finanziare i progetti del piano Juncker non dovrebbero essere calcolati all’interno del deficit, visto che la Cassa depositi e prestiti è considerata un soggetto al di fuori del perimetro pubblico.
Ieri l’Ecofin, il tavolo dei ministri finanziari dell’Unione, proprio mentre Renzi annunciava via Twitter gli 8 miliardi italiani ha dato il via libera al regolamento dello European fund for strategic investments (Efsi).
Ora la palla passa al Parlamento europeo, che deve chiudere l’accordo: il motivo di maggior scontro sarà la richiesta di molti eurodeputati, a partire da quelli italiani, di togliere quelle ambiguità ancora presenti nel testo del regolamento che alla fine potrebbero far rientrare nel calcolo del deficit i soldi messi a disposizione dalle Casse nazionali. Il piano, fiore all’occhiello di Juncker, vuole rilanciare gli investimenti in Europa e insieme alle nuove regole sulla flessibilità sui conti è chiamato a spostare l’accento delle politiche Ue dall’austerity al rilancio dell’economia. Il Fondo strategico europeo aspira a raccogliere 315 miliardi da privati e dai governi grazie ai 21 miliardi di garanzie messe insieme dalla Commissione Ue e dalla Banca europea degli investimenti. La priorità andrà al finanziamento di progetti di eccellen- za e con un profilo di rischio che in questa fase di stretta del credito non permette di raccogliere fondi di investitori privati (che dovrebbero invece essere attratti grazie alle solide garanzie dell’Efsi). Il Fondo sarà gestito da uno Steering board e da una “Commissione per gli investimenti” che selezionerà i progetti da finanziare. Per assicurare l’imparzialità e l’assenza di influenza politica, entrambi gli organismi saranno composti esclusivamente da funzionari di Bei e Commissione Ue. L’Efsi dovrebbe partire a luglio in modo da essere operativo per settembre.
L’Italia è il quarto paese che decide di versare un proprio contributo all’Efsi dopo Germania, Francia e Spagna che, sempre passando dalle casse nazionali, hanno annunciato rispettivamente 10, 8 e 1,5 miliardi. Per sapere quali progetti saranno scelti dal board del Fondo strategico bisogna aspettare qualche mese, ma i governi si stanno portando avanti nelle trattative con Bruxelles. L’Italia in autunno aveva presentato una lista di proposte da 240 miliardi, ma lo scorso mese ha corretto il tiro, puntando su 14 progetti dal valore complessivo di circa 20 miliardi, obiettivo più realistico visto che la potenza di fuoco di 315 miliardi dell’Efsi sarà spalmata su tutta Europa. L’Italia nelle sue proposte darà la precedenza a progetti per infrastrutture di trasporto ed energia, per il so- stegno alle Piccole e medie imprese e all’economia digitale.
Il ministro Padoan lasciando l’Ecofin ha spiegato i criteri con i quali il board del Fondo selezionerà i progetti: «Non saranno strettamente geopolitici, ma si investirà in base a un principio macroeconomico, cioè dove gli investimenti sono caduti di più, e a un principio microeconomico, cioè deve trattarsi di progetti meritevoli non sostenuti dal mercato a causa di un suo fallimento ». Sempre Padoan ha sottolineato che agli 8 miliardi si dovranno aggiungere «l’intervento di privati e il cofinanziamento della Bei, oltre alle garanzie offerte dalla stessa Bei garantiti dal Fondo strategico». Per facilitare la presentazione dei progetti che l’Italia chiederà di finanziare la Cdp e la Bei formeranno un advisory hub nazionale.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa