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«L’Italia merita uno spread a quota 200»

ROMA — Se si guarda a come vanno realmente l’economia e la finanza pubblica, lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata non dovrebbe essere superiore ai 200 punti base.
A dirlo, col sostegno di cifre e proiezioni, sono gli economisti della Banca d’Italia che definiscono quindi ingiustificata l’attuale ampiezza — 450 di media nell’ultimo periodo — del differenziale tra i titoli di Stato dell’Italia e della Germania. Differenziale che ieri è sceso a 427 punti, sulle aspettative per le decisioni del Consiglio della Bce di domani. Il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, lunedì intervenendo a porte chiuse davanti al Parlamento europeo ha sostenuto infatti l’opportunità di procedere ad acquisti di titoli a breve dei Paesi più penalizzati per calmierare il mercato. «Francamente, tutto questo ha molto a che fare con la sopravvivenza dell’euro», ha spiegato.
Anche se è difficile prevedere quali saranno le iniziative che effettivamente verranno adottate a Francoforte al termine di una non facile riunione dei governatori dell’eurozona. «Ora come ora non possiamo perseguire la stabilità dei prezzi in una area euro frammentata dove le modifiche ai tassi centrali influenzano solo una o due economie», mentre a causa dei pesanti differenziali sui tassi dei titoli di Stato sono «ininfluenti» su altri Paesi, ha comunque insistito Draghi. E non c’è dubbio che l’Italia, come la Spagna, sia tra questi visto che, come dicono ancora gli economisti di Palazzo Koch nello studio diffuso ieri, «il recente andamento dello spread è in larga parte riconducibile a fenomeni di contagio non legati alle condizioni di fondo del Paese».
Le stime econometriche realizzate in Banca d’Italia mostrano come la dinamica della crescita economica, le condizioni fiscali e i rischi finanziari non bastano a giustificare il balzo del premio di rischio registrato a partire dall’estate del 2011 dai titoli di Stato italiani.
Lo studio, peraltro, evidenzia la «spettacolare riduzione» dei rendimenti dei Bund a 10 anni, al momento intorno all’1,30%, per l’emergere tra gli investitori di timori sulla solidità dell’Unione monetaria. Insomma, la percezione di un rischio di reversibilità dell’euro contribuisce a spiegare l’incremento dei tassi d’interesse nei Paesi più esposti alle tensioni e il sensibile calo di quelli nei Paesi considerati più solidi e sicuri. E non si tratta di un fenomeno limitato ai rendimenti di più lungo termine: sono ingiustificati anche i differenziali per le scadenze più brevi. Sui Btp biennali lo spread dovrebbe essere di 180 punti base contro i 410 degli ultimi mesi e su quelli a 5 anni di 270 punti base contro i 490 indicati dal mercato.
Intanto ieri, come si è detto, lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco, sull’attesa di decisioni della Bce e ignorando il giudizio negativo di Moody’s sull’Europa, ha chiuso in calo a 427 punti con un rendimento al 5,66%. Ancora più sensibile la diminuzione del differenziale dei titoli a più breve scadenza mentre ha registrato una forte discesa anche lo spread dei titoli spagnoli, col rendimento che per i decennali è sceso al 5,56%. Contrastato invece l’andamento delle Borse che hanno risentito dell’avvio negativo di Wall Street depressa dal dato poco confortante sull’indice manifatturiero Usa. In controtendenza solo la piazza di Madrid in salita dello 0,73%. Negativi gli altri listini con Piazza Affari che ha ceduto lo 0,29%, Francoforte che ha perso l’1,17%, Londra l’1,5% e Parigi l’1,58%.

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