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L’Italia fa decollare la Tobin tax

Dopo mesi di negoziati e anni di discussioni, 11 Paesi della zona euro hanno annunciato ieri di voler adottare una controversa tassa sulle transazioni finanziarie attraverso il meccanismo della cooperazione rafforzata. Anche l’Italia ha aderito all’iniziativa. Il compito di preparare una proposta, attesa forse già in novembre, è ora nelle mani della Commissione. I Paesi hanno dato un benestare di principio. Da ieri è iniziata una trattativa tecnica che potrebbe riservare sorprese.
L’annuncio è giunto ieri, ma già lunedì sera era emersa l’idea che Francia e Germania, capofila dell’iniziativa, avessero trovato il quorum necessario per avviare una cooperazione rafforzata (si veda Il Sole/24 Ore di ieri). I Paesi che hanno dato il loro accordo sono, oltre alla coppia franco-tedesca, l’Austria, il Belgio, il Portogallo, la Grecia, la Slovenia, l’Estonia, la Slovacchia, la Spagna e l’Italia. Il commissario al Fisco Algirdas Semeta ha promesso che metterà a punto un progetto «molto rapidamente».
Una base di partenza sarà probabilmente il progetto presentato dall’esecutivo comunitario nell’autunno scorso (si veda Il Sole/24 Ore del 25 settembre 2011). L’allora proposta della Commissione stabiliva una aliquota dello 0,1% per le azioni e le obbligazioni, e dello 0,01% per i derivati. «Proposi questa tassa come fonte di reddito proveniente da un settore sotto-tassato e come un modo per incoraggiare contrattazioni responsabili», ha ricordato ieri Semeta.
«Si tratta di un piccolo passo per undici Paesi, ma un salto gigantesco per l’Europa», ha aggiunto il vice ministro austriaco delle Finanze Andreas Schieder in Lussemburgo, dove si è svolto ieri l’Ecofin. La partita, tuttavia, non può dirsi conclusa. Lo stesso premier estone Andrus Ansip ha detto che la partecipazione del suo Paese «è strumentale alla possibilità di influenzare le decisioni». E ancora: «La decisione se l’Estonia adotterà effettivamente questa imposta è ancora tutta da prendere».
Parigi e Berlino hanno trascorso gli ultimi tre mesi a cercare di raccogliere un numero sufficiente di Paesi, ma le due capitali si sono scontrate con non poche difficoltà. «Tanto più si entrava nel dettaglio tanto più diminuiva il numero dei Governi interessati», ricordava di recente un diplomatico europeo. D’altro canto, molti Stati membri guardano con preoccupazione a una tassa voluta da una parte soltanto dei Paesi membri dell’Unione e che potrebbe creare distorsioni al mercato unico.
Francesi e tedeschi ieri hanno salutato con particolare soddisfazione l’esito della riunione dell’Ecofin. Se i Paesi interessati fossero stati nove, il minimo richiesto dai Trattati, ogni Governo avrebbe avuto un potere di veto nei negoziati tecnici che dovranno decidere tra le altre cose la base imponibile della nuova tassa. Si prevedono comunque trattative serrate. Peraltro, il pacchetto, perché possa entrare in vigore, richiede il benestare di una maggioranza qualificata dell’Ecofin.
La Gran Bretagna non ha aderito all’iniziativa, così come la Svezia e molti Paesi dell’Europa centro-orientale, tutti fortemente contrari a questa imposta per paura anche di indebolire il settore finanziario. Interpellato nei giorni scorsi, un diplomatico inglese ha spiegato che Londra non intende opporsi all’ipotesi di una cooperazione rafforzata tra gli 11 Paesi interessati, ma vorrà essere certa che la nuova tassa non avrà «elementi di extraterritorialità».

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