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L’Italia entra nella rete Ue della blockchain

«Il governo ha firmato l’adesione dell’Italia alla European Blockchain Partnership, perché l’Europa deve giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo delle tecnologie blockchain»: lo ha annunciato ieri, con una nota, il ministro dello sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio. Ad oggi, sono 26 i paesi Ue che hanno già sottoscritto gli impegni della Partnership». In occasione del digital day 2, hanno firmato: Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Norvegia. Poi si sono uniti Grecia, Romania, Danimarca e Cipro. «L’Italia ne era inspiegabilmente rimasta fuori, almeno fino ad oggi», dice Di Maio. Lo scopo principale della collaborazione tra gli Stati membri sarà «lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo, soprattutto per promuovere la fiducia degli utenti e la protezione dei dati personali, aiutare a creare nuove opportunità di business e stabilire nuove aree di leadership dell’Ue a beneficio dei cittadini, dei servizi pubblici e delle aziende». A livello regolamentare, spiega il Mise, «si tenderà alla creazione di un ambiente flessibile, che rispetti le leggi Ue attraverso chiari modelli amministrativi». E ancora: «Ad oggi la Commissione europea ha investito oltre 80 mln di euro in progetti legati al blockchain e circa 300 mln di euro sono previsti per lo sviluppo della tecnologia entro il 2020», spiega il ministro. Infine, a febbraio del 2018 «la Commissione ha lanciato il Blockchain Observatory and Forum, che rappresenta uno degli archivi più completi sulla blockchain a livello globale», chiosa il titolare del Mise, che avverte: «La tecnologia blockchain sta già entrando nella vita quotidiana di cittadini e imprese. Ad esempio, nella gestione dello scambio di energia, nella logistica, nella tutela dei dati personali, sanitari e della proprietà intellettuale, nella sicurezza dei registri pubblici come il catasto o l’anagrafe».

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