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«L’Italia e l’Europa ripartono» Marchionne: ora investite

«Io, che negli anni scorsi sono stato sempre critico con l’Europa, anche perché molte imprese avevano affrontato la crisi in modo sbagliato, senza vere ristrutturazioni, oggi vedo le opportunità più interessanti proprio nell’area Ue. Negli Usa abbiamo già ottenuto quasi il massimo: siamo alla piena capacità produttiva, difficile fare molto più di così. L’America Latina cresce, ma ha problemi anche politici come quelli che stiamo vedendo in Brasile. Non cito di proposito la Cina perché lì le prospettive sono molto incerte. L’Europa, invece, sembra pronta a ripartire. Non è detto che riesca, ma io ci conto, anche perché, se non torna a crescere dopo una stasi così lunga, rischia di sfasciarsi». Nella giornata «all Italian» di New York, Sergio Marchionne è protagonista nel pomeriggio al Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti di cui è presidente, mentre al mattino è uno dei tanti panelist al convegno «Italy open for Business»: 350 imprenditori del nostro Paese (dal capo dell’Enel, Francesco Starace, a quello di Terna, Matteo De Fante) e uomini d’affari dei due Paesi (da Joe Perrella a Federico Mennella di Lincoln) che fanno il punto sulle opportunità d’investimento in Italia. Una sessione che si apre con le parole di speranza dell’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, che vede grandi opportunità («il Paese sta ripartendo, Renzi ha fatto riforme giuste e altre ne deve fare, non dò giudizi politici, ma appoggio chi sta portando risultati concreti») e si chiude con l’analisi «agrodolce» del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Che è incoraggiato dai segnali di ripresa e da un export che nel 2014 è andato molto bene, ma anche preoccupato per le crescenti tensioni nell’Est europeo. Soprattutto l’avvitamento della crisi ucraina. «Ma noi – ha assicurato – continueremo ad applicare le sanzioni con la massima severità». 
A Marchionne il moderatore della giornata, Pimm Fox, anchorman di Bloomberg TV, chiede di tutto. Il capo di Fiat-Chrysler passa dalla costosa ridefinizione del «portafoglio colori» delle vetture per inseguire i gusti del cliente «che preferisce il rosso Del Monaco al rosso Velvet, anche se a me paiono uguali» alle novità sulla Ferrari: «La quotazione in Borsa entro il terzo trimestre è fattibile, per la Formula 1 sono incoraggiato dai primi test, la squadra sta facendo un sforzo enorme, ma ci vuole tempo e pazienza». C’è anche tempo per un incoraggiamento a Luisa Todini che annuncia agli investitori Usa l’avvio della privatizzazione di Poste: il 40% della società da lei presieduta, che è ormai soprattutto un gruppo finanziario e assicurativo, verrà collocato in Borsa. Marchionne giudica interessante l’ Ipo e la Todini lo recluta subito come «testimonial» facendosi fotografare con lui e una grossa borsa col tricolore e il marchio delle Poste. Ma il capo di Fca parla anche dell’Italia che «sta ripartendo» e a chi gli chiede giudizi sulla rottura del patto del Nazareno risponde di non voler commentare «giochi politici che non aiutano nessuno: l’unica cosa importante è andare avanti con le riforme: Quelle fatte da Renzi e le altre che devono essere ancora fatte. Non possiamo permetterci altri ritardi se vogliamo agganciare la ripresa che sta finalmente arrivando anche da noi». Va sfruttata al meglio l’opportunità offerta dalla Bce che ha appena avviato la sua operazione di quantitative easing. «Ma Draghi potrà stampare banconote solo fino a un certo punto: è adesso che dobbiamo muoverci». Per la prima volta dopo molti anni, insomma, si respira fiducia sull’economia italiana. «Perché – sintetizza l’organizzatore dell’evento Fernando Napolitano, capo della Italian Business & Investment Initiative – un Paese famoso soprattutto per alimentazione, moda e design che esporta più farmaci (2 miliardi l’anno) che cibo (1,8) dimostra di avere potenzialità tecnologiche ancora poco note agli investitori esteri e di poter crescere molto nelle produzioni tradizionali». Col cambio favorevole dell’euro (può calare di un altro 10%, secondo Marchionne) l’obiettivo è quello di raddoppiare l’export italiano in tre anni.

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