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L’Italia è in ritardo sulle alternative

La sottoscrizione di contratti assicurativo-finanziari, con connotazione più o meno previdenziale, risulta nel nostro paese in sensibile ritardo. La scarsa informazione sul tema gioca un ruolo preponderante. Frequentemente, infatti, si sente parlare di polizze vita, ma spesso non se ne conosce il funzionamento, le tipologie, le condizioni contrattuali e, in particolare, le concrete tutele a esse riconducibili.

Di seguito, distingueremo i principali strumenti presenti sul mercato per orientarne la scelta secondo le specifiche esigenze individuali.

Le polizze vita tradizionali.

Si tratta di contratti stipulati tra privati e compagnie assicurative, al fine di tutelare la propria famiglia o di fungere da forma di previdenza integrativa. In pratica, il contraente paga uno o più premi e la compagnia assicuratrice si obbliga a liquidare al beneficiario un capitale o una rendita in seguito a un accadimento relativo alla vita dell’assicurato, ossia in caso di sopravvivenza o in caso di premorienza.

Il mercato assicurativo offre diversi prodotti in grado di soddisfare le differenti esigenze: dalle tradizionali polizze di capitalizzazione (in cui l’assicuratore si impegna a pagare un capitale o una rendita in caso di sopravvivenza della persona assicurata al momento stabilito nel contratto), fino a contratti più evoluti sotto il profilo previdenziale come i fondi pensione.

Le polizze rivalutabili. Sono i contratti vita tradizionali e anche i più diffusi. I premi delle polizze rivalutabili, che possono essere annui o unici, confluiscono in speciali forme di gestione degli investimenti, separate dalle altre attività dell’impresa assicuratrice. Una percentuale prestabilita dei rendimenti derivanti dalla gestione separata, viene retrocessa, cioè attribuita al contraente della polizza.

Questi rendimenti vengono poi reinvestiti nella stessa gestione separata. Le polizze rivalutabili, in ogni caso, prevedono un rendimento minimo garantito, quindi non sono prodotti rischiosi. Gli elementi da valutare in fase di stipula sono i costi gravanti sul contratto (caricamenti), il tasso di interesse minimo garantito e l’entità dell’aliquota di retrocessione.

Nel caso di polizze «miste», in cui è prevista anche una copertura per il caso di morte dell’assicurato nel corso del contratto, una parte del premio è destinata a coprire il relativo rischio e, dunque, la liquidazione delle somme dovute nel caso in cui tale evento si verifichi. Questa parte di premio non viene investita nella gestione separata e non da rendimenti.

I piani pensionistici individuali. I così detti Pip sono dei particolari contratti di assicurazione sulla vita che garantiscono una rendita vitalizia integrativa alla pensione pubblica. Si tratta di una forma pensionistica complementare al sistema di Welfare tradizionale, alternativa ai fondi pensione di categoria e ai fondi pensione aperti.

Il diritto alla prestazione pensionistica viene acquisito alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione pubblica stabiliti dal regime obbligatorio di appartenenza, con un minimo di cinque anni di partecipazione al fondo.

Una volta giunto a scadenza il Pip offre al beneficiario due diverse tipologie di rendita: quella vitalizia erogata vita natural durante, e quella vitalizia reversibile erogata al beneficiario o, in caso di decesso, al soggetto da lui designato.

Sempre a scadenza il beneficiario ha la facoltà di riscuotere, sotto forma di capitale, al massimo il 50% del montante. Qualora però al termine del contratto l’importo della rendita, derivante dalla conversione del 70% del capitale maturato, risulti essere inferiore al 50% dell’assegno sociale, sarà possibile richiedere la liquidazione dell’intero ammontare del piano pensionistico.

È possibile chiedere anticipazioni nel caso di spese sanitarie o di acquisto/ristrutturazione dell’abitazione principale o di quella dei figli. Si può, inoltre, chiedere il riscatto anticipato di tutto il capitale maturato nei casi di: inoccupazione per un periodo di oltre quattro anni (metà del montante se periodo inferiore a 4 ma oltre 1 anno), invalidità permanente, decesso dell’aderente, perdita dei requisiti di partecipazione alla forma di previdenza complementare.

Caratteristica peculiare del Pip è la deducibilità dal reddito dei premi versati fino a un importo di 5.164,57 euro annui. Questo si traduce in un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale Irpef. Sono deducibili dal reddito del capofamiglia anche i versamenti effettuati a favore di familiari fiscalmente a carico.

Quando si sarà raggiunta l’età pensionabile, la tassazione del maturato sarà al massimo il 15%, riducibile fino al 9% per ogni anno di permanenza nel fondo superiore al quindicesimo. Infine, questa forma di previdenza integrativa è accomunata alla polizza vita tradizionale dal fatto che tutte e due sono impignorabili e insequestrabili.

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