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L’Italia è ancora in recessione “Il Pil del 2012 giù del 2%”

Segni di ripresa, a breve, non se ne vedono. «L’economia italiana è ancora in recessione ». Tant’è che le imprese non corrono a chiedere prestiti. La congiuntura è negativa. E il Pil quest’anno andrà giù «poco meno di due punti percentuali ». Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, lo ripete all’assemblea generale dell’Abi, che ha confermato Giuseppe Mussari alla presidenza. Solo un anno fa le stesse stime davano meno uno per cento. A innescare la mina è la stata «la crisi del debito sovrano », che secondo il governatore ha contribuito «all’aumento del costo e al deterioramento della disponibilità di credito». Bene dunque il taglio del tasso di riferimento deciso dalla Bce. Ma non può bastare. Per uscirne, secondo il numero uno di Palazzo Koch, è necessario «rafforzare la costruzione europea » e creare «un sistema di supervisione bancaria unitario
», che elimini «sovrapposizioni e localismi», assicurando però anche «fondi e meccanismi europei di garanzia», per attenuare l’effetto delle crisi finanziarie. Ma senza terrorizzare i mercati. Perché oggi lo spread tra Btp e Bund, non «è giustificato dai fondamentali dell’economia italiana», ma «riflette generali timori di rottura dell’unione monetaria: un’ipotesi remota», assicura Visco. L’economia comunque è in recessione, dunque «mai come oggi – è l’appello di Visco – le banche sono chiamate a fare bene il loro lavoro». Dunque, irrobustire il patrimonio, operazione
portata a termine dai 5 maggiori gruppi (ma che deve continuare e per tutti con continuità), e soprattutto concedere credito in base «alla solidità dei progetti imprenditoriali, non su relazioni e legami
che ne prescindano». In ultimo ridurre i costi, a cominciare da bonus e buonuscite del management.
Un problema, quello di costi e esuberi, che Mussari vuole risolvere coi sindacati. Che plaudono.
Ma ben più corposo è il riconoscimento che gli giunge dal premier Monti, intervenuto per la prima volta a un’assemblea dell’Abi. Messo da parte il discorso, Monti ha parlato a braccio, leggendo interi stralci della relazione di Mussari di cui ha condiviso contenuti e conclusioni. Rieletto per un secondo mandato, il presidente dell’Abi, non ha chiesto al governo «regole di favore» ma regole uguali per tutti, ricordando che le banche continuano a far affluire fondi all’economia, nonostante non siano causa della crisi, ma «vittime» e debbano sottostare «alle richieste di
rafforzamento del patrimonio sempre maggiore».
Ha difeso le aziende di credito dall’accusa di aver parcheggiato la liquidità aggiuntiva immessa dalla Bce: «Non un euro di potenziale liquidità per imprese e famiglie è stato sottratto all’economia reale» e ha rinnovato il pieno e convinto sostegno all’esecutivo, cui ha chiesto però uno snellimento della normativa e un freno alla pressione fiscale. Quindi ha snocciolato i dati sul peso che la crisi sta avendo sul settore con le sofferenze sopra i 110 miliardi, 15 in più su base annua.

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