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L’Italia del Recovery richiama le law firm

Gli studi legali internazionali si rafforzano in Italia anche in vista dell’arrivo dei fondi del Recovery plan. Potenziamento delle squadre, creazione di team interdisciplinari e apertura ai progetti europei sono alcune delle mosse pianificate per farsi trovare pronti nel momento in cui i 200 miliardi destinati al nostro Paese per il Next Generation Eu saranno più vicini.

In realtà le grandi law firm sono già ben posizionate da tempo su diversi fronti caldi legati al programma europeo: dalle infrastrutture alla digitalizzazione, dalla sanità all’economia circolare. Settori già nel Dna di tutti i grandi studi d’affari e su cui ora si investe di più per potenziare la consulenza. «Abbiamo già iniziato a lavorare sulla bozza del Recovery plan – conferma ad esempio Marta Cenini, of counsel e Country head of knowledge di Dla Piper – l’impatto sull’attività dello studio ci sarà ma va tenuto conto che abbiamo già in casa le competenze per affrontare i temi del Recovery. Si tratta di rafforzare e in parte riorganizzare quei team».

«Una scommessa» secondo Gualtiero Dragotti, partner responsabile del dipartimento Ip and technology della stessa insegna per cercare sin d’ora di prefigurare le articolazioni del piano. «Stiamo coinvolgendo già i nostri clienti di riferimento nei vari settori e quando la situazione sarà più consolidata saremo pronti a spiegare le prospettive del programma di aiuti e come sfruttarne le opportunità».

I massicci investimenti su strade, autostrade e ferrovie (sono attesi 32 miliardi secondo le ultime bozze cui lavora il Governo) saranno attrattivi anche per i capitali privati. Allen&Overy, ad esempio, si aspetta nei prossimi anni un aumento delle operazioni di project financing e project bond (con possibili M&A su progetti infrastrutturali), così come guarda con interesse anche alle operazioni M&A e finance nel settore della green economy e transizione energetica. Il tutto ulteriormente trainato proprio dai capitali europei. «In queste aree di attività, con un team che conta oltre 70 partner e 250 professionisti a livello globale, siamo leader per numero di operazioni nel settore Projects, Energy, Natural Resources & Infrastructure – dichiara il partner Pietro Scarfone – per cui ci aspettiamo di giocare un ruolo importante nello scenario che si definirà con il Recovery plan, facendo leva sulla tecnologia ed esperienza maturate».

Per quanto riguarda le risorse umane lo studio si era già rafforzato prima del Covid-19 con l’ingresso di due counsel: Nunzio Biccheri per il project finance e Luca Amicarelli in qualità di responsabile del team di Public Law & Environment.

Un altro settore a cui le law firm internazionali guardano con sempre maggiore interesse è quello delle energie rinnovabili, già al centro del Green new deal europeo operativo prima della pandemia. Agli investimenti europei nelle energie rinnovabili Dentons ha appena dedicato una guida. Con un focus sull’idrogeno verde in cui si aspettano oltre 10 miliardi di investimenti entro il 2050, anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Recovery Plan italiano. «Guardiamo con favore non solo al nuovo ministero della Transizione ecologica – spiega il partner Carsten Steinhauer – ma,soprattutto, alla volontà annunciata di razionalizzare e sveltire le procedure autorizzative».

Tra gli studi internazionali c’è anche chi sul dialogo diretto con Bruxelles ha investito da tempo, creandosi una nicchia proprio all’interno dei progetti Ue. È il caso di Baker Mc Kenzie, primo studio legale a partecipare direttamente alle call europee e vincere in consorzio con Università e specialisti It. «Il primo progetto è nato quasi per caso nel 2005 con l’Università di Roma Tor Vergata – racconta Francesca Gaudino, partner a capo del team It e data protection – da allora ne abbiamo vinti altri sei». Ora lo studio lavora a un tool kit pensato per le Pmi per testare la loro compliance alle norme privacy, finanziato attraverso Horizon e ha stretto una rete di alleanze in tutta Europa. «Le offerte ci piovono sulla scrivania – conclude – ed è sempre un’esperienza impagabile: non per il ritorno economico ma per il bagaglio di conoscenze tecnologiche che si sviluppa a contatto con gli specialisti e che ritorna poi utile nelle consulenze ai nostri clienti».

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