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L’Italia dei mini-job da Bolzano a Trapani

In valore assoluto il primato va a Milano. In rapporto alla popolazione svetta, invece, Bolzano. Mentre se si guarda il trend, il pedale sull’acceleratore è premuto forte a Trapani. Nell’anno record dei voucher per i mini-lavori saltuari – 114,9 milioni i tagliandi staccati – la fotografia delle province restituisce un’Italia dove il grosso delle vendite è concentrato al Nord, ma il Mezzogiorno risulta in forte recupero (ben 29 province sulle 41 del Sud sono cresciute più della media nazionale).
Crescita record
Complici la crisi e l’allargamento del raggio d’azione, i “buoni” – introdotti nel 2008 per le attività stagionali e come veicolo di emersione del “nero” – sono ormai vicini alla soglia dei 300 milioni di vendite complessive, l’equivalente di circa tre miliardi di euro.
I lavoratori coinvolti lo scorso anno, secondo l’Inps, sono stati 1,4 milioni, mentre la Uil ne stima 1,7 milioni (si veda Il Sole 24 Ore del 27 febbraio): giovani al di sotto dei 25 anni in un caso su tre. Riscossi 88,1 milioni di ticket (il 77% di quelli venduti), per un importo medio di 633 euro.
La crescita vertiginosa di questi mini-job porta con sé il sospetto di un utilizzo a volte distorto dello strumento, con una sorta di “camuffamento” di lavoro stabile come se fosse occasionale. Lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’anno scorso aveva definito i voucher «la nuova frontiera del precariato» e il ministero del Lavoro si propone di controllarne l’evoluzione dell’utilizzo con una particolare attenzione dedicata al miglioramento e rafforzamento della tracciabilità dei tagliandi.
«È a partire dal 2013 che si registra un raddoppio, o quasi, dei voucher anno su anno – commenta Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all’Università Bocconi e consigliere giuridico del Governo -. Di per sé lo strumento può assolvere alla funzione positiva di far emergere dal sommerso le piccole prestazioni occasionali, ma a fronte di una crescita così macroscopica è opportuno aggiornare l’azione di contrasto contro i possibili abusi. Con strumenti semplici e alla portata di tutti, come sms o altre forme di comunicazione telematica, sarà possibile introdurre meccanismi di controllo e tracciabilità dei voucher che ne vincolino l’utilizzo alle ore effettivamente lavorate».
Focus sui settori
Nel 2015 l’agricoltura, per cui erano stati pensati inizialmente i voucher, è stata pressoché ininfluente (appena l’1,9% del totale), mentre quasi la metà dei voucher è stata assorbita dalle “altre attività”. Secondo l’elaborazione del centro studi Datalavoro, rispetto al 2014 sono state le attività domestiche a registrare la crescita maggiore, 2,7 volte in più, mentre in tre settori si è concentrato il grosso delle vendite: commercio (17,3 milioni di voucher), turismo (16,7 milioni) e servizi (13 milioni).
A livello provinciale il ranking settoriale vede Verona e Treviso al top per l’agricoltura, Milano per commercio, giardinaggio e servizi, Roma per lavori domestici e turismo, Torino per manifestazioni culturali e sportive.
In termini assoluti la classifica è dominata dalle tre “grandi”: Milano (6 milioni), Torino (4,4 milioni) e Roma (3,9 milioni) da sole rappresentano oltre il 12% dei voucher del 2015. In coda tutte province del Mezzogiorno,con Vibo Valentia ed Enna ultime, al di sotto dei 100mila tagliandi. La graduatoria è, però, invertita guardando i trend: ai primi dieci posti solo province del Sud (a parte il nono posto di Imperia), che hanno più che raddoppiato i voucher acquistati rispetto al 2014, mentre agli ultimi posti tutte le province del Nord, che già nel 2014 partivano da uno stock molto elevato.
Bolzano al top
In termini relativi, cioè rispetto al bacino potenziale di residenti tra i 15 e i 64 anni che possono essere pagati in voucher, “vince” su tutte la provincia di Bolzano, per cui sono disponibili oltre 900 voucher ogni 100 abitanti in età lavorativa. «Sempre più giovani – sottolinea Silvia Grinzato, coordinatrice della Nidil-Cgil altoatesina – sono retribuiti con questa formula, anche per parecchio tempo dopo aver mosso i primi passi nel mercato del lavoro». Al secondo posto Udine (755 voucher per 100 abitanti) e al terzo Rimini (740)
«L’aumento dell’utilizzo dei voucher – conclude il giuslavorista Michele Tiraboschi, direttore del centro studi Adapt-Marco Biagi – ha due facce. Se utilizzato in modo coerente con il suo scopo, può aiutare l’emersione di quel “nero” che spesso domina i “lavoretti”, soprattutto di giovani e anziani. Se invece usato in modo illecito, significa privare migliaia di lavoratori delle tutele di un normale contratto. Il rischio è che la stretta sulle collaborazioni abbia portato un travaso di contratti nel mondo dei voucher, soprattutto di quei rapporti che oggi non sono rappresentati dal paradigma classico della subordinazione e del contratto a tempo indeterminato. Inps e ministero del Lavoro hanno tutti i dati e dovrebbero procedere quanto prima e in modo trasparente a condividerne la valutazione».
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