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L’Italia cresce meno del previsto. Disoccupazione, minimo da tre anni

ROMA Tra l’ottobre del 2014 e il settembre di quest’anno il Prodotto interno lordo (Pil) italiano è cresciuto dello 0,8%. Lo certifica l’Istat, che rivede così al ribasso dello 0,1% le previsioni pubblicate il 13 novembre, lo stesso giorno degli attentati di Parigi che forse hanno dato l’ultimo colpo di freno a un’economia già in fase di rallentamento. Siamo cresciuti meno del previsto. E potremmo crescere meno del previsto anche nell’ultimo scorcio dell’anno. Mettendo in bilico la previsione del governo per l’intero 2015, sempre +0,9%. «Secondo me, chiudiamo allo 0,8%», dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi che pure aggiunge «voglio che l’Italia vada meglio della Germania». E poco dopo corregge il tiro: «Mi ha inviato un sms Padoan: sullo 0,9% di crescita del Pil tieni la linea, non è Roma-Fiorentina…». Lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il primo a parlare di possibili conseguenze sulla crescita dopo i fatti di Parigi, dice che «la fiducia prevarrà sulla paura». Ma, a prescindere da ogni strategia di contenimento, il dato di ieri è un altro segnale di quanto si stia allontanando quella previsione di crescita per il 2015.
Nello stesso giorno l’Istat pubblica anche i dati sul lavoro. E qui l’analisi è più complessa, fatta di bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti. Il tasso di disoccupazione resta all’11,5% ma con un piccolo calo del numero dei disoccupati (13 mila persone in meno rispetto al mese precedente) siamo ai minimi dal 2012. Un segnale positivo. Ma contrastato almeno in parte da altri due indicatori: sempre rispetto al mese precedente, il numero degli occupati scende di 39 mila unità. L’altro dato in controtendenza riguarda l’aumento degli inattivi, cioè le persone che non lavorano e un posto nemmeno lo cercano. Sono 32 mila in più rispetto al mese precedente. Se però allontaniamo la lente di ingrandimento e facciamo il confronto con un anno fa, la situazione appare nettamente migliorata. Il tasso di disoccupazione è sceso di 1,4 punti percentuali, mentre il tasso di occupazione è salito di 0,4 punti. Resta negativo il dato degli inattivi, cresciuto di 0,6 punti percentuali. E, soprattutto, cresce la questione generazionale: negli ultimi tre anni i lavoratori over 50 sono cresciuti di 900 mila unità mentre la disoccupazione giovanile torna a salire. È l’onda lunga della crisi e della riforma delle pensioni. Anche se l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, dice che il «sistema industriale sta tirando a 100 all’ora».
Ieri si sono chiusi i termini per la voluntary disclosure , il rientro dei capitali dall’estero: il gettito provvisorio è di oltre 3,8 miliardi di euro. Migliora il fabbisogno statale: 62,44 miliardi nei primi undici mesi dell’anno, con un miglioramento di 19,8 miliardi rispetto allo stesso periodo 2014.

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