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L’Italia chiusa fino al 13 aprile. Dalle Regioni più restrizioni

Nessuna deroga. L’Italia resterà chiusa fino al 13 aprile. Ieri il premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che di fatto proroga tutte le restrizioni già in vigore: «Non siamo nella condizione di poter allentare le misure restrittive». Ma Conte apre uno spiraglio: se i dati positivi di questi ultimi giorni si «consolideranno» con una discesa dei contagi certificati dai tecnici che consigliano il Governo allora le misure si potranno allentare «anche se non posso garantire che accadrà dal 14 aprile». Il premier parla di una «fase due» di allentamento graduale che potrebbe già scattare appunto da metà aprile se i numeri lo consentiranno: una fase in cui si dovrà «convivere con il virus». Qui scatteranno le riaperture graduali, innanzitutto delle attività produttive e in particolare di quelle che assicureranno il distanziamento sociale tra i lavoratori. Poi fina lmente ci sarà la terza fase, «quella dell’uscita dall’emergenza, della ricostruzione, del rilancio».

Il nuovo Dpcm proroga dunque le restrizioni fino al 13 aprile e anzi ne aggiunge una nuova: lo stop agli allenamenti per gli atleti professionisti e non (una restrizione di fatto già applicata). La serrata potrebbe però già prevedere alcune prime eccezioni – ipotizzate nelle prime bozze del Dpcm – per alcune filiere aziendali che potrebbero rientrare tra quelle strategiche e dunque riaprire anche prima del 14 aprile (basta un decreto del Mise): si parla di settori che hanno le merci ferme (come le imprese della ceramica), alcune della meccanica oltre alle aziende legate alla silvicoltura e alle piante e ai fiori. In ogni caso prima del 13 aprile il Governo dovrà fare il punto per decidere, in base ai dati, se le riaperture graduali per filiere e aree saranno possibili. «I numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta, ma attenzione a non commettere errori adesso e a non indulgere a facili ottimismi», ha ricordato il ministro della Salute Roberto Speranza.

Intanto ieri il premier Conte ha voluto sottolineare ancora la necessità di restare tutti a casa. Anche i genitori con i figli: «Non abbiamo affatto autorizzato l’ora del passeggio coi bambini. Abbiamo solo detto che quando un genitore va a fare la spesa si può consentire anche l’accompagno di un bambino», ha chiarito Conte tornando sulla circolare del Viminale che ha scatenato le polemiche. Una circolare finita soprattutto nel mirino delle Regioni e dei Comuni che ieri hanno annunciato in alcuni casi di voler andare per conto loro con nuove restrizioni. In Lombardia, la regione più colpita dal contagio, il governatore Attilio Fontana si era già espresso sul rischio del «cedimento psicologico» dopo la circolare del Viminale . A Palazzo Lombardia l’orientamento è che se il Dpcm nella sostanza soddisfa i parametri richiesti non ci saranno altre misure. In Friuli Venezia Giulia il governatore Massimiliano Fedriga ha già parlato dell’intenzione di rinnovare l’ordinanza che vieta passeggiate e jogging, «con l’eccezione di un bambino e di un adulto con una certificato medico che attesti la necessità di uscire». In linea con il Friuli anche il Veneto. «Sembra che il Governo confermerà le misure, di conseguenza faremo la nostra ordinanza, che sarà sicuramente più restrittiva», precisa il presidente Luca Zaia. Ancora più provocatorio Camillo Bertocchi, sindaco di Alzano Lombardo, nella bergamasca, considerato uno dei focolai del virus. «Ho chiesto alla Polizia locale di disapplicare l’interpretazione del ministero dell’Interno», ha detto.

Parole simili dal sindaco di Verona Federico Sboarina, secondo cui nella sua città «non è il momento di fare un passo indietro, le passeggiate resteranno proibite». Nel Comune di Brescia il sindaco Emilio Del Bono ironizza con il ministero degli Interni: «Le passeggiate le faremo più avanti».

Ma non c’è solo il Nord che si fa sentire. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca chiede al governo di confermare l’obbligo per tutti di rimanere a casa.

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