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L’Italia ha bisogno di riforme

«La presenza in Italia delle banche e degli operatori esteri continua a essere consistente e strategica per concorrere al rilancio in diverse aree di attività»: lo ha affermato Guido Rosa, presidente dell’Aibe, l’Associazione che rappresenta le banche estere in Italia. «Sia i dati statistici, sia l’analisi delle aspettative indicano però una situazione di stallo derivante dalla mancata approvazione del referendum costituzionale e dalla ritardata concretizzazione delle riforme istituzionali e strutturali annunciate. Gli operatori internazionali sembrano mantenere una certa fiducia nella capacità di crescita e credibilità del sistema Italia nel medio periodo, come testimonia il mantenimento di una consistente quota del debito pubblico detenuto dai non residenti e dal loro concorso alla forte riduzione degli oneri per il suo collocamento».

Particolarmente significativo, sostiene Aibe, è il caso di Milano piazza finanziaria europea in grado di colmare alcuni spazi operativi lasciati liberi dalla city di Londra dopo la Brexit, su cui si sono formate grandi attese. Da analisi condotte all’interno dei principali istituti internazionali risulta invece che Dublino e Francoforte sono indicate, da 11 istituti bancari su 18 intervistati, come le sedi più idonee per assumere questo ruolo, mentre Milano è prescelta da un solo istituto su 18.

Il rapporto Aibe rivela che nel 2016 l’afflusso di investimenti diretti esteri in Italia è rimasto pressoché stabile attorno a 20 miliardi di dollari (17,6 mld euro), pur restando ancora al di sotto della media pre crisi. Il peso degli investimenti esteri sul pil è risultato pari all’1,1%, ben al di sotto della media Ue a 28 paesi (2,7%), con l’Italia al diciannovesimo posto. Il numero di multinazionali straniere operanti in Italia è aumentato di 404 unità su base annua, per un totale di 13.569 imprese, il 71% delle quali opera nei settori dei servizi.

A fine 2016 il debito pubblico lordo italiano ha raggiunto la cifra di 2.217,89 miliardi di euro, in crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente. La quota detenuta da non residenti era pari a circa 727 mld (-1,9%). La quota di titoli pubblici detenuti da investitori stranieri ammontava a 677 mld (-2,7%).

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