Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Italia aspetta segnali dall’Europa

Massima vigilanza, ma al momento la strategia di Mario Monti non muta. Se, come ha ripetuto nel corso della sua visita in Russia, l’attuale livello dello spread, ieri a quota 533 punti base, è in gran parte da attribuire dai dubbi che dominano nei mercati sull’efficacia dello scudo antispread, occorre lavorare per disinnescare quanto meno la parte di incertezza che deriva dalla variabile politica interna. E il messaggio dovrà essere che il governo punta a proseguire con il sostegno della sua composita maggioranza lungo la strada tracciata in questo convulso rush finale che precede la pausa estiva.
In primo piano le modifiche al decreto sulla spending review in testa. Argomenti che saranno al centro del nuovo round di consultazioni politiche che il presidente del Consiglio avvierà questa mattina a palazzo Chigi, prima con il leader del Pd Pier Luigi Bersani poi con il segretario del Pdl Angelino Alfano. Domattina sarà la volta del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Si discuterà anche di riforme costituzionali, dopo il voto di ieri del Senato sul semipresidenzialismo che lo stesso Bersani ha definito «irresponsabile diversivo», e delle possibilità concrete che si possa raggiungere un’intesa sulla riforma della legge elettorale, condizione assoluta posta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in entrambi gli scenari: voto anticipato in autunno o fine naturale della legislatura.
L’allarme spread è al primo punto dell’agenda. Per il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ora deve essere l’Europa a «dare un segnale immediato» per arrestare la corsa all’impennata del differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi. Per Bersani non vi è altro intervento possibile «se non quello della Bce». Si continua all’interno del governo a escludere il ricorso a una nuova manovra correttiva. Si lavora, se mai, al nuovo dossier sulla spending review, che conterrà oltre al programmato intervento sulla macchina amministrativa anche il riordino degli incentivi alle imprese (il piano Giavazzi), i tagli ai costi della politica (il piano Amato), il capitolo delle «tax expenditures» sulla base della ricognizione già effettuata dal sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani. A Palazzo Chigi si stanno analizzando i primi due dossier, e ancora non è stata quantificata con precisione l’entità dei risparmi che sarà possibile conseguire. A fronte di una «massa aggredibile» di circa 10 miliardi, si punta quanto meno a risparmiare 2-3 miliardi. Risorse che se incrementate dal riordino delle agevolazioni fiscali potrebbero consentire di evitare che l’aumento di due punti delle aliquote Iva del 10 e 21%, sterilizzato fino al 30 giugno 2013, scatti dal successivo mese di luglio. Servono altri 6,6 miliardi. Per Monti questa resta la priorità. Margini per utilizzare parte di quelle risorse per abbattere il cuneo fiscale che grava sulle imprese al momento ve ne sono ben pochi.
Il tempo stringe. Si ragiona all’interno del governo se provare ad accelerare e giungere così al via libera del decreto nella prima settimana di agosto, oppure se non sia il caso di rinviare il tutto alla ripresa dei lavori. Nel primo caso, le Camere sarebbero costrette a convertire il provvedimento in legge in brevissimo tempo nel mese di settembre. Nel secondo, si potrebbe disporre di un più ampio margine di tempo, e il governo potrebbe calibrare i diversi interventi tra il nuovo decreto e la legge di stabilità (la ex Finanziaria) che sarà presentata in Parlamento entro metà ottobre.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa