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L’Italia alla Svizzera: intesa con Ue a rischio

No alle discriminazioni: il responsabile degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, ha telefonato ieri al collega svizzero Didier Burkhalter. Domenica scorsa, con il 58 per cento dei voti favorevoli, il Ticino ha deciso di ancorare alla Costituzione il principio che privilegia in caso di assunzione i lavoratori svizzeri rispetto agli altri.
Il ministro svizzero, si legge in una nota della Farnesina, ha confermato che il referendum di domenica nel Canton Ticino non avrà conseguenze immediate sui lavoratori frontalieri italiani e che la normativa sui lavoratori stranieri è attualmente all’esame del Parlamento nazionale.
Ma l’Italia, ha ricordato ancora Gentiloni, è impegnata a favorire l’intesa tra Ue e Svizzera, che deve essere basata sui comuni interessi economici e sul comune riconoscimento del principio della libera circolazione delle persone.
La Farnesina in una nota sottolinea che l’Italia è impegnata a favorire tale intesa che «deve essere basata sui comuni interessi economici e sul comune riconoscimento del principio della libera circolazione delle persone».
Paola Ravetto (Pdl), presidente del Comitato bicamerale Schengen, sostiene che il referendum era «probabilmente illegittimo in partenza» e chiede alle autorità politiche elvetiche: «Mettano per iscritto che gli accordi attualmente in atto siano rispettati. Non stiamo parlando di immigrazione clandestina ma di lavoratori regolari e certamente il referendum, per quanto non abbia efficacia, di fatto ha avuto un risultato chiaro».
Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, annuncia che la prossima settimana incontrerà il presidente del Canton Ticino. Ed il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, chiede «rassicurazioni nei fatti e non solo a parole».
Intanto la prossima settimana il ministro dell’Interno Angelino Alfano presenterà al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il nuovo piano di ripartizione dei richiedenti asilo nei Comuni. All’attuale presidente dell’Anci (associazione nazionale Comuni d’Italia), Piero Fassino, verrà affidato un ruolo di coordinamento ma, ha sottolineato lo stesso Alfano, «non c’è nessun commissariamento in vista: sono stato io a suggerire per iscritto al premier Renzi il suo nome».
La bozza del piano prevede un’equa distribuzione dei richiedenti asilo su tutto il territorio nazionale: l’ipotesi è di distribuirne 2,5 ogni mille abitanti differenziando i Comuni in tre classi: fino a 2mila abitanti, oltre 2mila abitanti e le città metropolitane. I Comuni che aderiranno volontariamente al Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) potranno assumere nuovo personale superando il blocco vigente.
Sono 132mila i migranti sbarcati quest’anno (il 2% in più rispetto allo stesso periodo del 2015) mentre i migranti ospitati nel sistema di accoglienza sono oltre 160mila. Le richieste di asilo giunte nel 2016 sono 78mila, contro le 53mila dello scorso anno. I dinieghi sono pari al 58% delle domande.
Il Piano, per funzionare, ha però bisogno di risorse nell’ordine di circa un miliardo di euro a chi gestisce l’accoglienza. «Occorre – ha spiegato – rimpinguare le risorse per pagare i nostri creditori. Io non sono un centro autonomo di spesa. Paghiamo se arrivano i soldi dal Mef. Quando il Mef darà i soldi pagheremo, se non li dà non posso pagare. Noi siamo un bypass».
Critiche le opposizioni: per il leader della Lega, Matteo Salvini, «abbiamo già dato e dato anche troppo, questo vale per Milano, per la Lombardia e per l’Italia intera. È in corso un’invasione finanziata dal Comune e dal governo, ci vuole un taglio “alla svizzera”. In Svizzera hanno votato».

Marco Ludovico

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