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L’Italia a sorpresa adesso traina la fiducia in Europa

ROMA — Si chiama Esi, sigla che sta per Economic sentiment indicator . Viene rilevato ogni mese dalla commissione di Bruxelles per misurare la fiducia nelle prospettive dell’economia nella zona euro. A luglio c’è stato un miglioramento in tutti i Paesi ma è stato proprio in Italia che questa tendenza si è fatta sentire di più. Su una scala di 100 punti, l’Esi è salito in Italia di 2,9 punti, più del doppio rispetto alla media nella zona euro che ha fatto segnare +1,2, lo stesso valore registrato in Francia e Spagna. La Germania è ancora più indietro, con un + 0,7, mente in Olanda il sentiment è addirittura peggiorato, perdendo due punti rispetto ad un mese fa. Come tutti gli indicatori che misurano la fiducia, l’Esi è un valore soggettivo e non oggettivo. Ma si sa quanto la percezione della realtà conti, quasi come la realtà stessa, nell’evoluzione del ciclo economico e quindi nella vita delle persone. L’indicatore europeo viene costruito con una serie di sondaggi periodici che riguardano cinque settori: industria, servizi, consumatori, commercio e costruzioni. Solo in quest’ultimo comparto la tendenza è peggiorata ma è ormai da maggio che l’indice complessivo è in risalita, dopo mesi in caduta libera. È la prova — dice un portavoce della commissione di Bruxelles — che «quando si è seri nell’attuare le riforme a medio termine poi se ne vedono i benefici». Anche il ministro del Lavoro Enrico Giovannini sottolinea come i «dati di questi giorni confermino un recupero della fiducia sia delle famiglie sia delle imprese». Saranno i prossimi mesi a dirci se dopo quella della fiducia arriverà la ripresa anche dell’economia, con l’inversione di tendenza del Pil, il prodotto interno lordo, che secondo il governo dovrebbe farsi sentire a fine anno.

Nel frattempo altri segnali positivi arrivano dall’esportazioni che, con il mercato interno in ritirata, stanno tenendo in piedi molte aziende italiane. Nei primi tre mesi del 2013 l’export de nostro settore manifatturiero ha fatto segnare un +1,3% contro il -3% di Francia e Germania, dice un rapporto curato da Prometeia e Intesa Sanpaolo. L’Italia ha guadagnato quote in più della metà dei suoi mercati di sbocco, con punte superiori addirittura al 70% in alcuni Paesi nel settore alimentare e della farmaceutica. Per il futuro — sempre secondo il rapporto — ci sono buone prospettive con gli Stati Uniti, con la chiusura dei negoziati sulla liberalizzazione degli scambi. Mentre qualche timore arriva dalla Cina, grande mercato per i prodotti della nostra meccanica, sia perché la seconda economia del mondo ha cominciato a rallentare sia perché la Cina sta facendo grandi passi nella meccanica, producendo sempre più spesso in casa quei macchinari che prima importava.

Con la chiusura ieri delle aste sui titoli di Stato in calendario prima dell’estate, che solo a luglio ha collocato sul mercato quasi 20 miliardi di euro, lo spread ha fatto registrare un lieve calo: 273 punti contro i 279 del giorno precedente, con un rendimento al 4,40% in calo dal 4,46%.

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