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Listini europei e bond appesi al «Qe2»

I mercati azionari proseguono nella fase rialzista. Dopo aver chiuso un ottobre da record (con un rialzo del 9% per l’indice Eurostoxx 50) i listini europei iniziano bene la nuova settimana e il nuovo mese con un rialzo medio dello 0,48%. Ancora una volta tra i mercati più acquistati c’è la Borsa di Francoforte (+0,93%), seguita da Parigi (+0,38%) mentre Piazza Affari ha fatto più fatica (+0,18%) pur confermandosi la migliore Borsa da inizio anno con un rialzo superiore al 18% (contro il +12% di Francoforte e il +10% della media europea). Sul listino milanese hanno corso le utilty e i titoli del settore energetico dopo che da un nuovo documento dell’Autorità per l’Energia è emersa la possibilità di un rialzo delle tariffe. In Europa ha brillato il settore auto (+1,5%) con acquisti su Volkswagen (+3%).
In linea generale la giornata è stata influenzata dalla pubblicazione dei dati Pmi su scala globale che evidenziano una contrazione in Cina e una crescita negli Usa e in Europa. Alle prime ore della mattina è giunto il dato cinese, in chiaroscuro. Il settore manifatturiero è infatti risultato ancora in contrazione a ottobre, per l’ottavo mese consecutivo, anche se con segnali di miglioramento provenienti dagli ordini per le esportazioni. L’indice Pmi si è fermato a quota 48,3, segnando un miglioramento rispetto al dato di settembre, a quota 47,2 e ai minimi dal 2009. Il dato di ieri è il più alto da giugno scorso, anche se rimane al di sotto di quota 50, indicando una fase di contrazione.
Nell’Eurozona invece a ottobre l’indice manifatturiero è salito a 52,3 punti da 52. Pur essendo sopra la soglia di espansione il dato non entusiasma se letto in profondità. Secondo Chris Williamson, chief economist presso Markit, la società che calcola l’indice manifatturiero, «rimane, con una certa delusione, insignificante la ripresa del settore manifatturiero dell’Eurozona; l’indagine di ottobre ha segnalato una crescita annua della produzione di appena il 2%, performance questa piuttosto debole considerati gli stimoli della banca centrale al momento in atto». La lettura per singoli Paesi offre qualche altra considerazione: ottimi i risultati del settore manifatturiero in Italia (massimo degli ultimi 3 mesi) e Austria (max degli ultimi 20 mesi). In Italia è stato registrato un forte aumento della produzione, dei nuovi ordini e dei livelli occupazionali.
Tra i sottoindici Pmi bisogna comunque osservare come i prezzi di acquisto in Eurolandia abbiano registrato il crollo più veloce degli ultimi nove mesi. Anche i prezzi di vendita hanno mostrato un moderato calo, come rilevano gli analisti di Ig. Proprio la discesa dei prezzi sarà uno degli argomenti principali che utilizzeranno i membri dovish (più espansionistici) del consiglio direttivo della Bce per promuovere una revisione delle strategie monetarie.
Per questo motivo in molti hanno interpretato i dati Pmi come una possibile molla per nuovi stimoli da parte della Bce. Le banche d’affari sono andate oltre e già “immaginano” le modalità del «Qe2», il secondo capitolo del quantitative easing (iniezione monetaria acquistando titoli sul mercato secondario) della Bce. Secondo Morgan Stanley l’istituto guidato da Mario Draghi ridurrà il tasso sui depositi di 10 punti base (quindi a -0,3%, con effetti anche su Euribor e mutui); aumenterà il ritmo dell’acquisto mensile del «Qe» di 15 miliardi euro a 75 miliardi euro da gennaio 2016 ed estenderà la durata di 6 mesi. Anche Jp Morgan vede imminenti nuovi stimoli a dicembre.
In lieve rialzo invece i rendimenti dei titoli di Stato: il Bund tedesco ha visto i tassi aumentare di 4 centesimi a 0,57%, i BTp di di 8 centesimi a 1,57%.

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