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L’Istat taglia le stime di crescita Pil in calo del 12,8% in tre mesi

Cola a picco il prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2020: -12,8% rispetto al primo e -17,7% sullo stesso periodo del 2019, confermando che l’Italia è finita nella peggiore recessione del dopoguerra (due trimestri consecutivi di decrescita, il primo aveva fatto segnare -5,3%). Ma il peggio dovrebbe essere passato. Il -12,8% misura infatti la performance nel periodo in cui il lockdown ha bloccato tante attività produttive e la mobilità. Ora si può solo risalire. E i primi segnali ci sono, in Italia e negli altri Paesi colpiti dalla pandemia.

L’Italia, con il suo -12,8% (che peggiora, ma solo leggermente la stima iniziale del -12,4% rilasciata dallo stesso Istat il 31 luglio), è andata peggio della Germania (-9,7%), ma meglio della Francia (-13.8%), della Spagna (-18,5%) e del Regno Unito (-20,4%). Inoltre, i segnali che arrivano in particolare dalla Germania (il -9,7% è migliore della previsione iniziale di un -10,1% e c’è un aumento del clima di fiducia tra le imprese) fanno ben sperare anche per l’Italia, molto legata all’economia tedesca. Ci vorrà però un rimbalzo nella seconda parte dell’anno, per evitare che il calo del Pil italiano nel 2020 sia a due cifre e si fermi invece tra l’8% stimato per ora dal governo (che però lo aumenterà con la nota di aggiornamento al Def, a fine settembre) e il 10%, appunto. Basti pensare che l’Istat spiega che la «variazione acquisita» del Pil, cioè quella che si avrebbe se la crescita fosse zero nel terzo e nel quarto trimestre, è pari al -14,7%. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è ottimista: «I dati sulle entrate (+9% quelle versate col modello F24 rispetto ad agosto 2019), superiori alle aspettative, e altre evidenze, ci consentono di auspicare un forte rimbalzo del Pil».

Molto, ovviamente, dipenderà dall’evoluzione del coronavirus, che si spera non costringa a nuovi blocchi, ma decisiva, oltre alla congiuntura internazionale (le nostre esportazioni sono crollate nel secondo trimestre del 26,4%), sarà anche la spinta che il governo darà al sistema produttivo, attraverso gli investimenti pubblici e gli incentivi fiscali all’impresa privata. Speciale attenzione dovrà essere rivolta all’apparato industriale e al sostegno della domanda. I dati segnalano infatti che il lockdown ha piegato in particolare il valore aggiunto dell’industria, diminuito nel periodo aprile-giugno, del 20,2%. E che, come scrive l’Istat, «a trascinare la caduta del Pil è stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati».

Secondo Confcommercio la caduta dei consumi sarà di 1.900 euro in media a testa. In attesa dei fondi europei del Next generation Eu la spinta dovrà quindi arrivare dallo sblocco dei cantieri già finanziati (banco di prova del decreto legge Semplificazioni), da una riforma fiscale che incentivi i consumi (la Germania, per esempio, ha ridotto di tre punti l’Iva fino alla fine dell’anno, impegnando su questo 20 miliardi in un modo probabilmente più efficace di tanti bonus) e da misure che blocchino e se possibile rilancino l’occupazione.

La grande questione che ci sta davanti è infatti quella del lavoro. Banca d’Italia e lo stesso governo nel Def di aprile stimano un calo degli occupati nel 2020 di circa un milione di unità rispetto al 2019. L’Istat segnala che nel secondo trimestre le unità di lavoro a tempo pieno sono calate dell’11,8% rispetto al primo trimestre, e questo nonostante la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Per ora ci hanno rimesso soprattutto giovani e donne con contratti a termine. A questo si aggiunge un crollo delle assunzioni, che limita, di nuovo, le opportunità dei giovani. E l’ulteriore prevedibile ridimensionamento di settori come la ristorazione e il turismo, con la progressiva espulsione di decine di migliaia di lavoratori, spesso difficili da ricollocare.

Non basteranno gli sgravi alle assunzioni né la riforma del collocamento. Bisogna rimettere in moto l’economia e far crescere la fiducia. Tra le imprese e le famiglie.

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